47. Papeete, Tahiti (Polinesia Francese)

Siamo arrivati nella Polinesia Francese!

Uno dei miei sogni si sta realizzando!

La Polinesia Francese è costituita da un gruppo di cinque arcipelaghi, per un totale di 118 isole, di cui 67 abitate da 276.000 abitanti:

– Isole della Società, che comprendono le Isole del Vento (con Tahiti, l’isola più grande con Papeete come capitale amministrativa, la deliziosa Moorea, con i suoi picchi vulcanici, Tetiaroa, un paradiso di sabbia e tranquillità e le piccole Maiao e Mehetiae) e le Isole Sottovento (Raiatea che visiteremo domani attraccando a Uturoa, Huahine, Tahaa, Bora Bora, Tupai, Maupiti, Manuae, Maupihaa, Motu One);

– Isole Australi;

– Isole Marchesi;

– Isole Gambier;

– Isole Tuamotu.

Siamo a Papeete e la nostra escursione prevede la riunione al Teatro Duse alle 8:15.

Scendiamo dalla nave, che è attraccata al porto e ha la vista sull’isola: magnifica!

Ad attenderci al pullman c’è Gerald, un signore italo francese, che vive qui a Tahiti da più di trent’anni.

Dopo essersi presentato, distribuisce a tutti delle piantine dell’isola per permetterci di seguire il percorso che faremo e che prevede la visita della costa occidentale, partendo da Papeete, passando per Faa’a e Punaauia per arrivare a Paea.

Gerald ci spiega che Tahiti è costituita da due isole: Tahiti Nui, la più grande, collegata con Tahiti Iti, la piccola.

Sono isole giovani, di origine vulcanica, circondate da una vivace barriera corallina che non è presente solo in una zona, nella quale un fiume d’acqua dolce, che percorre una vallata,  soffoca i coralli impedendone la proliferazione.

La barriera funge da protezione naturale contro gli tzunami e quella zona, sebbene abitata, resta esposta.

Iniziamo il nostro giro, percorrendo l’unica strada dell’isola: Gerald ci racconta che, abitando a circa dieci chilometri da Papeete, la mattina deve partire da casa a un quarto alle sei, allora riesce ad arrivare nella città in venti minuti, ma se si attarda un attimo gli ci vorrà un’ora e mezza!

Tra l’altro, nei giorni scorsi, un paio di depressioni atmosferiche hanno destabilizzato una parte delle pendici della montagna, che è franata, rendendo inagibile la strada in un tratto dell’isola…

La società polinesiana ha un fulcro: la Famiglia e tutto ruota attorno ad essa.

Qui a Tahiti risiedono ancora alcune Famiglie ancestrali e la terra per loro è sacra, non può essere venduta, la possono cedere in affitto ma non vendere.

La Famiglia vive in una unica sede e non è difficile vedere grandi giardini con tre o quattro costruzioni.

All’interno della Famiglia i ruoli sono ben definiti: chi lavora la propria terra, coltivando frutti e ortaggi, chi pesca e chi lavora al di fuori, procurandosi uno stipendio con cui si provvede all’istruzione, e all’acquisto di beni materiali.

Gerald risponde a una passeggera che gli chiede come è stato qui durante il Covid.

L’intera isola è stata chiusa per un anno, costringendo i molti giovani tahitiani studenti all’estero (soprattutto in Francia) a rimanere lontani da casa, come i turisti presenti sull’isola, bloccati qui per un intero anno.

Quando poi l’isola fu riaperta, dando l’ok all’aeroporto, il Covid, che fino ad allora non era arrivato, fece strage di parecchie persone.

Il mito polinesiano, dell’amore romantico e dei  “facili costumi” delle donne polinesiane, è nato dalle storie dei naviganti e dai dipinti di Paul Gaugain, rafforzato anche dalle danze sacre come il tamurè, danze molto sensuali che le donne e gli uomini praticavano davanti agli europei, credendoli dèi venuti dal mare, che non compresero quanto quella “facilità” fosse mutuata dal loro sentire religioso.

Generare un figlio con una divinità equivaleva ad acquisire potere, per questo le ragazze “vahiné” venivano spinte dai loro capi clan, dai loro padri e mariti, nelle braccia di coloro che venivano dal mare. Quando i polinesiani compresero che i marinai offrivano doni per le loro donne, nacque uno scambio commerciale: le donne venivano offerte ai marinai in cambio di doni, come il ferro, ecc.

Nella cultura polinesiana il terzo sesso, in polinesiano “māhū” (letteralmente “nel mezzo”), sono persone incarnate in un unico corpo, pur possedendo entrambe gli spiriti, quello di kāne (maschio) e vahiné (femmina), e rivestono un importante ruolo poiché insegnano l’equilibrio tra uomo e donna nella creazione. Nella società moderna essi portano avanti delle tradizioni fondamentali, come la connessione con la terra, la conservazione della lingua e le danze tradizionali, con i canti e le metodologie di utilizzo di strumenti musicali particolari. I māhū di oggi, non si sottopongono a interventi di riassegnazione del genere, vestono semplicemente in modo diverso.

Sono considerati ottimi genitori e hanno una naturale predisposizione ad allevare bambini, predisposizione  che è considerata una loro specifica abilità.

Arriviamo alla nostra prima tappa: le Grotte di Mara’a.

Un giardino con tantissime specie di piante diverse, colori e profumi!

Gerald ci mostra una pianta, il Mape (castagna tahitiana) le cui radici, percosse, producono un suono in grado di propagarsi per lunghe distanze. Questa pianta veniva utilizzata dagli indigeni per comunicare tra loro, quando vivevano ancora sulle montagne e non verso il mare.

Dopo aver percorso un bel sentiero in mezzo alla natura e aver visto anche una piccola cascata, eccoci alla grotta, dove dei bambini stanno facendo il bagno nel laghetto creatosi all’interno.

Sembra di essere in un film…

Dopo la visita alle grotte ci fermiamo a scattare qualche foto alla laguna: acque cristalline e pesciolini che guizzano tra i coralli nell’acqua bassa… palme… cielo azzurro, l’oceano…

Riprendiamo il nostro viaggio alla scoperta della costa occidentale e giungiamo Paea, a ‘Ārahurahu Marae, il tempio sacro, dove dei Tiki, divinità scolpite (un po’ come i Moai sull’Isola di Pasqua) ci danno il benvenuto. Il tempio, che si raggiunge dopo un paio di minuti di camminata, è in pietre nere ed è stato ricostruito. Tutta quest’area è sacra. C’è un fiume che scorre a pochi metri dal Marae, e intorno moltissimi alberi, alcuni di profumatissimi frangipane e gardenie.

Riprendiamo il pullman alla volta del bellissimo e moderno museo: Te Fare Iamanaha – il museo di Tahiti e delle isole.

All’interno del museo sono custoditi pezzi di una bellezza unica, Tiki di varie dimensioni, un abito cerimoniale funebre, canoe, ornamenti, persino una bibbia e dei vangeli, tessuti…

Tutta questa “storia” è immersa in un giardino botanico che racchiude le moltissime specie che offrono queste terre.

La mia treccia è ora ornata, oltre che con le gardenie offerteci allo sbarco dalla nave e coi frangipane del Marae, anche con il fiore dello zenzero selvatico: tutti fiori bianchi, profumatissimi.

Il nostro tour è terminato, ma invece di salire sulla nave, attendiamo Fulvia e Carlo, anche loro di ritorno dalla loro escursione in catamarano, per pranzare velocemente a terra e visitare il famoso mercato di Papeete.

…prima però facciamo tappa in un negozio di tessuti per acquistare un po’ di stoffa: vuoi andartene da qui senza un pareo?!

Tahiti è famosa per le sue perle nere, in realtà lo è tutta la Polinesia, ma siamo stati messi in guardia che quelle del mercato non sono così pregiate… e autentiche.

Giriamo comunque tra le bancarelle ed è un tripudio di colori!

Acquistiamo il famoso Monoï, l’olio di Tahiti, che è molto buono per la pelle (e se poi è al Tiare…non serve indossare profumi!!!!).

Approfittiamo di un’altra mappa che il nostro Gerald ci ha regalato, quella della città di Papeete, per gironzolare un po’…e fare acquisti…

Così, sfidando una canicola che dalle nostre parti non sentiamo nemmeno ad agosto, percorriamo Avenue du General de Gaulle, costeggiando il Parc Bouganville, per proseguire all’Aroa nui Pouvana a Oopa, il viale dei ministeri e della casa del Presidente.

Percorriamo poi la strada del lungo mare arrivando alla Deliziosa che salperà di lì a un paio di ore alla volta di Raiatea.

Abbiamo il tempo di una doccia per poi andare in Teatro ed assistere allo spettacolo Folk Show Papeete, con i danzatori dell’Isola che ci raccontano il mare e la loro cultura. Ma il Teatro è stracolmo, così rientriamo veloci in cabina e lo guardiamo in diretta dalla tv.

Per la cena, visto che il dress code prevede fiori e colori, indossiamo i nostri acquisti di oggi: un abito colorato per me e un pareo blu con dei bellissimi fiori per Stefano.

Dopo cena siamo tutti stanchi, ma io e Stefano facciamo una puntatina al Ponte 10: dalla balconata vediamo i danzatori Tahitiani, giù al Ponte 9, cercare di insegnare i loro balli ai passeggeri della nave.

I ritmi delle danze sono bellissimi e loro, i danzatori!, si muovono divinamente!

La stanchezza inizia a bussare pesantemente, così ritorniamo in cabina e crolliamo in un bel sonno ristoratore…