Ore 5:30, sveglia!
Cerco di ingannare un po’ il tempo, e alle 6:00 ci alziamo.
Controlliamo gli zaini e alle 6:30 saliamo per la colazione, mentre il sole sorge all’orizzonte.
Alle 8:45 c’è l’incontro al Teatro Duse, e noi arriviamo un po’ prima.
E meno male, perché stavano giusto chiamando il nostro gruppo per l’assegnazione dei pullman (viene consegnato un adesivo, da apporre sul biglietto dell’escursione, che identifica il numero del pullman).
Pullman 55.
Anche Fulvia e Carlo sono con noi, e anche Anna e Ibrahim, Sara e Rosario, Lella e Vittorio.
Quando avviamo il via libera, tutto il gruppo si dirige verso il Ponte A, in centro nave, per salire sulle scialuppe che ci porteranno a terra, mentre la Deliziosa rimarrà ormeggiata in rada.
Arriviamo sull’Isola di Tongatapu nel Regno di Tonga, a Nukuʻalofa (la capitale) e saliamo sul pullman assegnatoci, che ci accoglie con la scritta “Malo lelei” che equivale al nostro “Ciao”.
Una ragazza, dal viso dolcissimo ma dal carattere determinato, sarà la nostra guida: il suo nome è Mine’ofa Launoa, ma ci dice di chiamarla ‘Ofa, che significa “Amore”.
Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta di Tonga.
L’isola ha una superficie di 257,03 km² ed piuttosto piatta, poiché si è formata con calcare corallino.
Il terreno, fertile e denso, è costituito da cenere vulcanica proveniente dai vulcani vicini.
Sulla ripida costa del sud, le altezze raggiungono una media di 35 m (35, non 350!) diminuendo gradualmente verso nord.
A nord dell’isola ci sono molte piccole isole isolate e barriere coralline che si estendono fino a 7 km dalle coste di Tongatapu. Le lagune quasi completamente chiuse di Fanga’uta e Fangakakau sono importanti luoghi di riproduzione per uccelli e pesci poiché vivono all’interno delle mangrovie che crescono intorno alle rive della laguna. Le lagune sono state dichiarate Riserva Naturale nel 1974.
Il vulcano Hunga Tonga ha eruttato il 20 dicembre 2021.
Le eruzioni hanno emesso particolato nella stratosfera e un’ampia colonna di cenere e fumi che si poteva scorgere da Nuku’alofa, distante 70 km dal vulcano, e ha provocato maremoti e tzunami che si sono abbattuti sulle isole Tonga, Figji, Vanuatu e sulle Samoa americane, destando preoccupazione anche sulle coste di Nuova Zelanda, Australia, Giappone, Russia, Nord America (Canada, Stati Uniti e Messico) e Sud America (Ecuador, Perù e Cile).
I danni causati dai maremoti non hanno però intaccato lo spirito dei suoi abitanti, che si sono subito rimboccati le maniche, dandosi da fare per la ricostruzione, con l’aiuto di Cina e Canada.
La prima tappa è Mapu’a Vaea Blowholes nel villaggio di Houma, dove, da due piattaforme, possiamo ammirare Madre Natura e uno dei suoi capolavori: se fosse un’opera d’arte il titolo potrebbe essere “Incontro Oceano Terra”.
Gli alti e copiosi spruzzi d’acqua, generati dalle onde infrante sugli scogli, sembrano festeggiare questo incontro!
I Mapu’a Vaea o “Fischietto del Nobile” sono sfiatatoi naturali e quando le onde si infrangono sulla barriera corallina, i canali naturali nella roccia vulcanica consentono all’acqua di fluire con forza e creare un effetto simile a un pennacchio.
Dopo aver ammirato questo spettacolo, riprendiamo il pullman, che senza aria condizionata è il luogo perfetto per una sauna promiscua di turisti paganti.
Oggi è caldo persino per gli abitanti di Tonga!
L’umidità è alle stelle… si boccheggia!
Per fortuna ho con me il preziosissimo ventaglio che mi ha regalato Michela, e che è oramai diventato ufficialmente parte del kit di sopravvivenza in escursione!
Anche i signori dietro di me l’apprezzano, in modo particolare quando l’arietta generata va nella loro direzione.
Seconda tappa: le tombe dei Re di Tonga.
Sono l’ultima a scendere dal pullman e ne approfitto per ringraziare il nostro autista e chiedere il suo nome: si chiama Anii.
Dopo essere scesa, Anii mi affianca e mi indica un monumento bianco, al centro di un grande prato verde; sul monumento una statua di leone è posta al centro, a simboleggiare la regalità: quella è la casa eterna dei regnanti estinti di Tonga.
Poco distante, dall’altro lato della strada, ecco una chiesa in pietra, dalla struttura vagamente gotica.
È una delle chiese di Tonga.
Qui sono aperti a tutte le religioni, e ne è conferma la moltitudine di luoghi di culto che si intravedono al passaggio nelle vie.
Vi sono anche dei cimiteri, molto particolari e coloratissimi: mi ricordano quello visto alle Seychelles nel 2019.
Ripartiamo e ci fermiamo poco dopo per ammirare una palma da cocco con tre ‘teste’.
Cosa piuttosto singolare: di solito le pame hanno solamente una fronda!
Così singolare da divenire un’attrazione turistica con tanto di segnaletica!
Procediamo: prossima sosta la casa del Re di Tonga.
La bandiera non è issata, questo significa che il Re non è in sede.
La casa reale è un palazzo bianco, molto ampio, con i tetti a falda rossi.
Vi sono decorazioni sia sul tetto che alle balaustre delle terrazze, tutte con il medesimo disegno.
Proseguiamo il nostro tour e arriviamo all’ultima tappa: ‘Ancient Tonga’.
Veniamo accolti dal suono di un tronco percosso da particolari tronchetti in legno e da due ragazze che ci invitano ad entrare e ad accomodarci per assistere ad una cerimonia.
Nel frattempo il cielo si sta facendo plumbeo.
Terminata la cerimonia assistiamo a una dimostrazione di come gli abitanti di Tonga ricavino dalla tapioca una sorta di stoffa, che pare quasi carta, morbida e al contempo ruvida al tatto, che viene utilizzata sia come tessuto d’abbigliamento che come telo per decorazioni dipinte amano: qui i disegni geometrici vanno per la maggiore!
Segue una dimostrazione sui vari tipi di vestiario tradizionale utilizzati in base alle occasioni d’uso.
Al termine, ci viene offerto un rinfresco a base di bevanda alla tapioca, cosce di pollo arrosto, riso, frutta, il tutto servito su pezzi di foglie (che dovevano essere parecchio grandi!).
Il giardino che circonda il grande portico dove ci troviamo ora, è disseminato di fiori colorati: mi colpisce una pianta che sembra un rampicante, pieno di fiori giallo-rosa.
C’è anche un museo dedicato a Tonga e in particolare ai suoi tessuti intrecciati.
Dal cielo iniziano a cadere gocce di pioggia che non promettono nulla di buono, infatti facciamo giusto in tempo a risalire sul pullman che un rovescio cala su di noi, costringendoci a chiudere i finestrini e a mettere mano ai ventagli… con il turbo!!!
Arriviamo al Porto, da dove prenderemo le scialuppe per tornare a bordo della Deliziosa, non prima di aver pazientemente atteso che finisca di piovere.
Inganniamo il tempo sbirciando le bancarelle approntate ad hoc, che espongono gioielli e manufatti.
Io, che amo i disegni, rimango folgorata da una signora che sta disegnando a mano libera dei piccoli capolavori: la foto a queste opere era d’obbligo!
Ci mettiamo in coda e finalmente saliamo a bordo della scialuppa.
Nel frattempo un odioso mal di testa ha iniziato a martellarmi il cranio!
Arrivo in cabina e mi fiondo in doccia, sperando che tanto basti a farlo passare… errore!
Serve un “rinforzino”: Dio benedica l’inventore/scopritore del nimesulide (e speriamo che almeno quello faccia effetto!).
Ne approfitto per fare un veloce bucato degli abiti indossati oggi, prima di salire per una merenda.
Stefano ha approfittato per salire e fare delle foto e successivamente per lavorare un po’, mentre io rientro in cabina per mettermi a scrivere.
Stasera a Teatro, viene proposto un tributo a Pavarotti.
Il tenore Emanuele Servidio si è esibito in una carrellata di brani, per lo più parte del repertorio di Big Luciano:
- “La donna è mobile”, un’aria dell’opera “Rigoletto” di Giuseppe Verdi;
- “Una furtiva lagrima”, un’aria dell’opera “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti;
- Un’aria della “Carmen” di Georges Bizet;
- “Mattinata”, una celebre romanza scritta da Ruggero Leoncavallo;
- “Caruso”, la celeberrima una canzone del cantautore bolognese Lucio Dalla, incisa nel 1986;
- “Miserere”, un singolo del cantante italiano Zucchero Fornaciari, inciso insieme a Luciano Pavarotti, cantato in occasione del “Pavarotti and Friends”;
- “Voglio vivere così” è una canzone popolare italiana composta nel 1941 da Giovanni D’Anzi e Tito Manlio;
- “Nel blu, dipinto di blu” noto anche come “Volare”, un brano musicale del 1958 dei cantanti italiani Domenico Modugno e Johnny Dorelli;
- “Marechiaro”, canzone popolare napoletana;
per concludere con un acclamatissimo bis: l’immancabile “Nessun dorma”, la famosissima aria della “Turandot” di Giacomo Puccini.
Dopo questo tuffo nella buona Musica, rientro in cabina e insieme a Stefano ci rechiamo a cena.
Siamo tutti provati dall’escursione di oggi, con il caldo e l’umidità che ci hanno spremuto ogni grammo di energia.
Mentre Stefano rientra in cabina, faccio due passi per aiutare la digestione.
Poco dopo lo raggiungo: tempo di infilarmi il pigiama e mettermi sotto le coperte che sono già nel mondo dei sogni…
Domattina dovrò ricordarmi di tirare indietro le lancette dell’orologio di un’ora!
A domani.
Che posto meraviglioso…che colori!!!! buona navigazione