98. Penang (Malesia)

Ore 6:00, suona la sveglia.

Esco dal letto, doccia, colazione e inizio a sentire un leggero fastidio dietro la schiena.

Ho messo i sandali infradito, che negli ultimi giorni, con il caldo umido, si sono rivelati provvidenziali durante le escursioni, ma, dovendo camminare per due ore su “terreno irregolare o in discesa”, forse meglio ritornare alla buona vecchia e cara scarpa da ginnastica.

Non faccio in tempo a sollevare il piede sinistro ed ecco che il fastidio diventa una fitta…

Non facciamo scherzi, per favore!

Mi infilo le scarpe con la massima cautela, zainetto in spalla, pronti per uscire!

Arriviamo al Ponte 2 e devo arrendermi all’evidenza: la fitta non passa e se ci cammino sopra, finisce che mi blocco!

Oggi niente escursione per la Lale.

Passo due cose a Stefano (repellente per insetti e disinfettante), ci salutiamo e mentre lui si dirige a passo svelto al Teatro Duse, dove alle 8:00 c’è l’incontro, io, a passo decisamente lento, ritorno in cabina…col morale sotto le scarpe e l’incazzatura a mille!

Incontro Anugerah, il nostro sempre gentilissimo cabinista, che mi rassicura di prendermi tutto il tempo di cui ho bisogno per rimanere in cabina, la sistemerà più tardi, ma non ho intenzione di fermarmi più di qualche minuto: vorrei salire al Ponte 3, salutare Stefano, riscendere, prendere il PC e mettermi a scrivere, perché con l’aggiornamento del sito siamo indietro di un sacco!

È vero, gli ultimi giorni sono stati più che intensi, tra escursioni lunghe con un clima che l’estate italiana, a confronto, sembra un inizio di primavera!

Ma ‘sta storia che mi fa male la schiena proprio oggi, oggi che volevo scendere, non mi va tanto giù! Ho già saltato Phu My…

Mi ritrovo con gli occhi pieni di lacrime, per il nervoso!

L’escursione di oggi mi piaceva, e tanto!

Un giro tra la storia e la cultura di questa città, Penang, in una giornata di cielo terso, sole e poca umidità: sarebbe stata perfetta!

E invece sono qui, seduta sul divano in cabina a frignare per un po’ di mal di schiena!

Allora, prima di tutto, basta piangere che tanto non si risolve niente!

Oggi si riposa e tra due giorni siamo di nuovo in pista per l’escursione.

Ne posso approfittare per scrivere, per rilassarmi e per godermi la nave vuota per qualche ora!

Mi asciugo le lacrime, mi stampo un sorriso e dopo essermi data una rinfrescata al viso, salgo al Ponte 3.

Davanti a me si apre la città, sullo sfondo una collina, che mi ricorda il Monte Maddalena a Brescia: a sinistra la “città vecchia” e sulla destra i grattacieli.

Penang promette più che bene!

Scrivo a Stefano per sapere se ha già ricevuto info sul numero del pullman: tra poco sbarcherà a terra, il suo pullman è il 67.

Nel frattempo, sotto di me, il personale di bordo sta installando le passerelle e tutto il necessario per sbarcare i passeggeri.

Certo che noi passeggeri la facciamo facile: arriviamo in porto, zaino in spalle, scendiamo in escursione…

Ci vogliono circa venti minuti e quasi una ventina di persone per sistemare tutto affinché la discesa sia sicura e agevole per tutti!

…Grazie a tutto il personale che si occupa anche di predisporre le passerelle, i metal detector e tutto il resto, che troppo spesso diamo per scontato!

Avvisto Stefano che scende dalla passerella coperta, mi vede, ci salutiamo, e lui prosegue per il pullman, che immagino si trovi alla fine del terminal.

Rientro in cabina giusto per prendere il PC, e risalgo al Ponte 3: ho bisogno di tranquillità e la Biblioteca è di sicuro il posticino che fa al caso mio!

Quando apro la porta mi accoglie il silenzio!

Fantastico!

Mi siedo sul divanetto, tiro fuori tutto il necessario e comincio a scrivere.

Dopo tre ore circa chiudo il PC, e scendo al Ponte 2.

In giro c’è poca gente.

Mi siedo su un divanetto proprio dietro il C-Dream Point e arriva subito uno dei camerieri per chiedermi se prendo qualcosa: di solito non prendo mai nulla prima di pranzo, ma oggi faccio uno strappo alla regola.

Ordino un Pink Panther e mi faccio portare anche qualche arachide.

Questo ragazzo l’ho già visto altre volte, al Grand Bar quando con Stefano ci mettiamo a lavorare nel tavolino dietro la scala a chiocciola, si chiama Ragavan.

Mentre prende l’ordinazione, scambiamo due parole: è gentile e sorridente.

E per la nonsoquantesima volta mi ritrovo a pensare che questi ragazzi e queste ragazze, che lavorano a bordo, hanno davvero una marcia in più!

Dopo qualche minuto ritorna con il mio cocktail e le mie noccioline e riprendiamo la nostra chiacchierata in inglese: mi piace parlare con il personale di bordo anche per questo motivo.

Mi racconta un po’ della sua vita, e mentre l’ascolto penso a quante storie diverse ho sentito fino ad oggi da quando, il 6 gennaio, siamo partiti da Trieste.

Ci vorrebbero libri su libri, solo per rendere giustizia a ciascuna di loro!

Di punto in bianco Ragavan si complimenta con me per il mio inglese, e io rimango un po’ spiazzata.

Un puntino di orgoglio spunta insieme ad un sorriso: se ripenso ai votacci che prendevo alle medie… la Professoressa Adriana Viani, oggi sarebbe orgogliosa di me!

Mi ha fatta penare pomeriggi interi, a scrivere, e riscrivere e ritrascrivere più volte, vocaboli e verbi, ma adesso, se me la cavo abbastanza bene, lo devo a lei… e anche alla Signora Milva, a Miss Laura, e a Suor Marcella che, dall’asilo alle elementari, hanno gettato i semini di una lingua che è un vero passaporto internazionale!

Saluto questa nuova straordinaria persona che ho conosciuto e salgo al Ponte 10 per fare due passi: il sole è una coccola sulla pelle, l’umidità è sopportabilissima e il cielo è terso!

Incontro Novella ed Ennio e scambio due parole con loro: sogno di arrivare, con Stefano, alla loro età e affiatati come loro!

È ora di pranzo e salgo al Ponte 9: oggi vongole e pesciolino!

Faccio due passi al Ponte 3 e poi scendo in cabina per un pisolino, aspettando che Stefano rientri dall’escursione che durerà circa quattro ore.

Verso le 13:30 risalgo al Ponte 3 per controllare se è in arrivo, e infatti eccolo lì: sta salendo a bordo dalla passerella coperta.

Lo raggiungo al Ponte 3 e saliamo al Ponte 9: lui deve ancora pranzare.

C’è il mondo al Muscadìn, così troviamo un tavolino vicino alla piscina.

La differenza di temperatura rispetto a stamattina è notevole: il sole adesso scotta e l’umidità inizia a farsi sentire…ma dopotutto sono le due del pomeriggio!

Mentre pranza, Stefano mi racconta dell’escursione, di quanto sia stata straordinaria la visita al Giardino delle Spezie, dove la Guida del Parco, oltre ad aver illustrato le particolarità uniche di diverse specie, ha fatto assaggiare frutti e foglie di parecchie piante: che invidiaaaa!!!!

“Ci aspettavamo caldo e umidità asfissianti ma per il momento la temperatura è piacevole e l’umidità accettabile (non sarà così a fine escursione).

Penang è uno Stato della Malesia occidentale con un’estensione complessiva di 1.048 km², di cui 750 km² sulla terraferma, e 293 km² nell’isola di Penang. Fanno parte dello Stato anche alcune isole minori. È una zona molto turistica della Malesia.

Attraversiamo con il pullman Georgetown, la cittadina che sorge accanto al porto. Qui le strade hanno un fascino tutto particolare: le case tipiche sorgono l’una accanto all’altra e i quartieri si susseguono senza soluzione di continuità, in un caleidoscopio di stili e culture: Chinatown con il suo tempio buddista, Little India e il suo tempio indi, la zona musulmana con la sua Moschea. Anche qui in Malesia la convivenza tra popoli e religioni è un must.

Entriamo in una piazza e compaiono due Transformers a grandezza naturale, uno blu ed uno giallo.

Passiamo poi accanto ad una Scuola cinese femminile e ad altre scuole. Ci sono scuole molto quotate qui a Penang, tanto rinomate da richiamare studenti anche dall’Indonesia.

Le lingue che vengono insegnate a scuola, oltre al malese che è la prima lingua,  sono l’inglese o il cinese.

Attraversiamo la zona colpita dallo tsunami del 2004,  che per questo è in gran parte ricostruita. Addirittura la Moschea è stata ricostruita sull’acqua (è la Floating Mosque).

Arriviamo alla nostra prima tappa: il parco botanico. Sembrerebbe un parco come un altro: molto bello, molto grande, con moltissime persone che corrono, passeggiano o leggono all’ombra di un albero.

Ma percorrerlo con la guida ci fa scoprire le meraviglie della natura tropicale: alberi che sembrano enormi ombrelli sotto ai quali il caldo non si fa sentire; gruppi di palme che formano un unico tronco durissimo che in passato veniva usato come antiproiettile; l’orchidea tigre, la più grande del mondo, che per la maggior parte del tempo non ha fiori: ne nasce uno solo ogni 4/5 anni; l’albero “cannon ball”, che sembrerebbe un albero normalissimo, non fosse per l’intricato groviglio di piccoli lunghi rami che avvolgono il tronco, sui quali nascono noci enormi (tipo noci di cocco) e grappoli di boccioli. Da questi boccioli nascono fiori meravigliosi che vivono un solo giorno e ogni giorno se ne aprono di nuovi. Anche il fiore è particolarissimo, si auto impollina avendo contemporaneamente la parte maschile e femminile: petali rosso/fucsia e al centro due “piani” quello inferiore giallo (femmina) e quello superiore bianco (maschio).

C’è un enorme albero di Guava, centenario e che quindi non produce più frutti, alberi dai frutti più strani come il jackfruit, noci di cocco non commestibili, altri con frutti dolcissimi, piante con liane lunghissime e palme di tutti i tipi.

Molti anni fa il parco era uno zoo, per questo è disseminato di strutture in mattoni.

Anche oggi ci vivono animali ma sono liberi: moltissime scimmie “incazzose” e parecchio dispettose, piccoli varani, etc.

C’è un albero enorme e intagliandone la corteccia fuoriesce un liquido biancastro, nel quale venivano intinte le frecce, tirate con le cerbottane per stordire gli animali.

Terminata la visita al Parco, raggiungiamo la seconda tappa: il giardino delle spezie tropicali.

Su una collina sorge una foresta con più di 500 specie diverse di spezie. Il gruppo degli escursionisti viene diviso in due, per poter attraversare più facilmente gli stretti sentieri.

Noi ci muoviamo con una delle guide del parco che inizia raccontandoci delle centinaia di specie di tipo ginger (dele quali fanno parte anche le più di 200 specie di banani).

Con nostra sorpresa apre un fiore di Eliconia (heliconia rostrata) e ne estrae un “bozzolo”, raccontandoci delle sue proprietà. Tutte le piante di ginger sono commestibili (frutti, fiori e foglie) da tutti gli animali.

Così ci invita a mangiare il “bozzolo”: sarà il primo di una serie di assaggi di spezie che la guida ci farà provare lungo il percorso.

Seguiranno un tipo di pepe, la cui piantina ha le foglie profumatissime, altro ginger, la curcuma ed un altro fiore.

Spesso si sofferma sul fatto che non era possibile portare foglie e steli in Europa, che lungo il tragitto si sarebbero deteriorati, pertanto venivano essiccate parti delle piante oppure esportate polveri e radici, ma che la parte più importante resta quella del cuore della pianta, quella più giovane e tenera. Così continua a farci assaggiare foglioline giovani oppure il cuore degli steli, informandoci sulle varie proprietà curative, antibatteriche, etc.

C’è anche il cinnamon (la cannella), e anche il fake cinnamon, un “falso”,  le cui foglie profumatissime ricordano quelle dell’albero della cannella ma non lo sono. Queste foglie non sono commestibili ma sono profumatisime.

Nel parco ci sono anche palme antichissime e protette perché estinte in molti paesi in natura, Malesia compresa. Vaniglia, zenzero, etc.

Qualcuno chiede alla guida “se il ginger è commestibile per tutti gli animali, come si difende?”. La guida ci dice che ci sono diversi modi e ce ne mostra tre.

Le foglie sono verdi da un lato (sopra) e rosse dall’altro (sotto), il pigmento rosso è una sostanza che scioglie il guscio degli insetti (è usato ancora oggi nei repellenti).

Il secondo modo che usa il ginger per difendersi è rendere le foglie molto lisce sotto e con peluria sopra, questa peluria sembra pungere su naso e lingua i bovini che tentano di nutrirsene e che quindi non la mangiano.

Infine l’ultimo modo: è una pianta che produce 2 tipi di foglie, una normale ed una bianca che si raggruppa a forma di fiore, ma non è un fiore, il vero fiore è molto più piccolo e nascosto all’interno della pianta, in modo da restare protetto.

La guida ci propone un ultimo assaggio ad un altro “bozzolo”, coloratissimo e gustosissimo che ancora oggi dopo 3000 anni viene ancora usato nella medicina cinese.

Dopo questa interessantissima avvnetura nel mondo delle spezie, usciamo dal parco e proprio mentre stiamo per uscire, ecco comparire tre vipere velenose di cui una bianca, bellissima.

Al ritorno attraversiamo la zona più turistica di Penang tra svettanti grattacieli moderni ed hotel. C’è anche l’Hard Rock Hotel.

L’ultima tappa del nostro tour è di fronte ad un edificio coloniale vicino al porto. Ora il sole si fa sentire! L’aria è caldissima ed asfissiante. Sono le 13:30, rientriamo sulla nave dopo una visita veloce ai mercatini del terminal alla ricerca di cibo tipico ma trovo solo una bevanda e delle caramelle.

Nel frattempo, siamo rientrati in cabina, e dopo questo racconto che un pochino mi fa pentire di non essere scesa, ci godiamo un po’ di riposo.