Attraccati in Porto a Callao, sveglia presto, colazione e via…
Uscita rapida ai mercatini peruviani: sulla banchina, appena a terra dalla nave, ci sono una decina di bancarelle con prodotti di artigianato locale.
Coloratissimi ponchi, sciarpe, borse, cappellini, monili, c’è tantissima vita qui!
Le persone ci accolgono col sorriso e con spirito allegro: sembra un giorno di festa!
L’Alpaca è il tessuto privilegiato per queste fatture artigianali che hanno un costo decisamente contenuto: fossimo in Italia il loro prezzo sarebbe decisamente maggiore!
Dopo aver fatto acquisti, rientriamo in nave e ci prepariamo: dopo pranzo si parte per l’escursione!
Avendo saltato due giorni a Manta, i ragazzi del MYTOURS hanno fatto miracoli, permettendo a tutti i passeggeri a bordo di fruire di più opportunità di escursioni per visitare Callao e Lima, dove staremo per tre giorni.
Avevamo un’escursione (quella del pacchetto escursioni incluse) fissata per il tre febbraio, ma l’abbiamo anticipata a domattina, in più stamattina ne abbiamo una simile, ma che ci porterà anche al quartiere di Barranco (il cosiddetto quartiere Bohemien di Lima, centro culturale e artistico della capitale!), mentre domani sera potremo visitare un luogo da Guinnes dei primati: El Circuito Magico del Agua – Parque La Reserva.
Sul pullman ci sono anche Giusy e Franco, e so già che con Giusy al mio fianco sarà uno spasso (la adoro!)
Partiamo alla volta di Lima mentre la nostra guida – la bravissima Ana Sofia – ci spiega in inglese e, dopo aver notato che un numero considerevole dei passeggeri del pullman è spagnolo, anche in spagnolo, che Callao è una provincia diversa da Lima, una sorta di provincia a statuto speciale, trattandosi di una zona prettamente commerciale, dove il Porto e l’aeroporto internazionale sono le principali attività economiche.
Qui a Callao risiede circa un milione e mezzo di abitanti, in case di livello medio basso, con una rete stradale dal traffico molto intenso, specie in alcune ore del giorno.
Il Perù si sviluppa da nord a sud sulla costa occidentale dell’America Latina, e il suo territorio copre, da est verso ovest, tre differenti zone: quella più orientale, nell’entroterra è la Foresta Amazzonica (la più ampia con il 60% del territorio ma la meno popolosa), nel centro le montagne andine con altitudini oltre i tre mila metri, e infine, più a ovest, la zona costiera (solo il 10% del territorio ma dove vive il 60% della popolazione), sostanzialmente desertica con Lima, la capitale, che per aridità è seconda solo a El Cairo, e ospita un terzo di tutta la popolazione peruviana: undici milioni e mezzo di abitanti!
Sulla costa piove pochissimo, al massimo quindici millimetri di pioggia l’anno!
La presenza della corrente fredda di Humboldt dall’Antartide, raffredda l’acqua sulla costa, creando nubi dense che impediscono ai raggi solari di filtrare, inoltre le Ande fanno da barriera naturale, impedendo a questa massa nuvolosa di transitare nell’entroterra e per contro alle nubi cariche di pioggia che giungono dall’Amazzonia, di bagnare la costa.
Le stagioni sono sostanzialmente due: quella con il sole (l’estate che va da gennaio a marzo) e quella senza (una sorta di primavera che va da aprile a dicembre).
Le temperature sono abbastanza costanti per tutto l’anno, nei mesi estivi possono sfiorare i trenta gradi centigradi ma il percepito è decisamente più alto, visto che l’umidità arriva a fiorare il 90%; nei mesi “primaverili” le temperature oscillano tra i diciotto e i ventitré gradi, e il cielo è costantemente coperto da una coltre di nubi grigio biancastre che gli abitanti chiamano “pansa del burro” cioè pancia d’asino, proprio per il suo colore.
La mancanza di sole ha ripercussioni sulla vitamina D, che nei peruviani è piuttosto carente.
La corrente marina antartica, favorisce la risalita in superficie del crill e del plancton, che attira numerosi volatili, i quali, oltre a cibarsi producono materiale organico (guano). Nel diciottesimo secolo lo strato di guano presente sulla costa era spesso venti metri. I peruviani lo esportarono come fertilizzante, e questo permise al paese una florida crescita economica. Questo forte impulso commerciale, portò i peruviani a viaggiare molto, e a promuovere lo scambio culturale che divenne particolarmente intenso con Spagna e soprattutto Francia (a testimonianza, lo stile francese degli edifici e delle vie costruiti in quel periodo).
La storia del Perù, fatta di popolazioni antichissime, di conquistatori europei, di globalizzazione, ha fatto sì che i peruviani di oggi siano un bellissimo mix di tutte le popolazioni mondiali, riassunte nei tratti somatici e genetici di queste genti, persone gentili, accoglienti, sorridenti sempre e grandi, grandissimi lavoratori!
La settimana lavorativa va dal lunedì al sabato e di media si lavora 48 ore la settimana, e il tragitto dalla zona centrale di Lima alla prima periferia è davvero a prova di pazienza: ci vogliono anche fino a due ore per poter entrare o uscire dalla città… senza considerare che qui gli automobilisti sono davvero scatenati (certi sorpassi, manovre, ecc. da infarto!).
Una particolarità di Lima è certamente la diversità tra il suo centro e le periferie.
Il centro storico è caratterizzato da un’architettura di tipo coloniale, risentendo degli influssi delle varie conquiste, soprattutto quella spagnola e francese.
La zona nuova della città (i quartieri di Miraflores, Barranco, San Isidro, ecc.), che era originariamente una zona di riposo balneare, è ora caratterizzata da architetture più moderne, soprattutto Miraflores e San Isidro, che sono anche i quartieri più costosi!
La pansa del burro incide anche sui prezzi al metro quadro degli appartamenti: si penserebbe che delle abitazioni vista Oceano siano le più costose, invece, dato che per parte dell’anno le nubi oscurano la visuale, il valore di questi appartamenti è deprezzato. Molto più alti sono invece i costi per gli appartamenti che godono di una vista su un parco, in particolare sui campi da Golf – nella sola capitale ve ne sono quattro – dato che, in una zona desertica, il verde delle piante è davvero merce rara! Nel nostro tragitto più volte incontriamo autobotti che servono proprio all’irrigazione del verde pubblico e privato che è davvero curatissimo!
Arrivati con l’autobus a Lima, ci dirigiamo a piedi verso la nostra prima tappa:
nel tragitto vediamo il monte San Cristobal con le favelas arroccate sulle pendici: Sofia ci spiega che queste favelas non sono le più povere perché possono avere acqua per tre giorni alla settimana e corrente elettrica, mentre nelle favelas delle periferie più lontane anche questi servizi sono assenti.
Arriviamo a Casa de Aliaga (https://casadealiaga.com), un edificio posto ad angolo di uno delle quattro proprietà in cui è diviso il blocco più vicino a Plaza Major. All’ingresso una scalinata indica il rango dei proprietari: niente meno che il generale Aliaga, che combatté per Pizarro di cui fu grande amico. Al piano superiore la pavimentazione in marmo bianco spicca sulla facciata e sui muri della casa. Non c’è soffitto…visto che qui non piove. Veniamo accolti con una bevanda tipica: la Inca Kola. La Inca Kola, somiglia un po’ alla nostra cedrata, ha un colore giallo evidenziatore, è gassata e il sapore è però dolciastro.
Entriamo nella casa ed è un tripudio di arredi in legno decorati con intagli di altissima fattura, dipinti, vetrate, lampadari, pavimenti originali con piastrelle dipinte a mano… tutto grida “lusso”!
Una vetrinetta, all’angolo sinistro dell’ingresso nel salone principale, contiene una deliziosa collezione di tazzine, di sicuro pregio.
Proseguiamo la visita e dal salone arriviamo al patìo esterno, dove un enorme ficus troneggia su una tipica fontana.
Accediamo, dal patìo, alla sala da pranzo, con il tavolo e, appesi al muro, dei piatti in vetro di Murano su cui è impresso lo stemma degli Aliaga; sono esposti servizi in porcellana pregiata sui mobili alle pareti che, a loro volta – nella parte inferiore – sono in pelle intarsiata: un capolavoro!
Ci dirigiamo attraverso il corridoio, in una delle camere da letto, passando da una grande anticamera con un soffitto a cassettoni e una finestra, con divanetti e poltroncine, e mobili bassi con le foto della Famiglia Aliaga che abita questa casa da ben diciassette generazioni! Nella camera da letto c’è persino un bagno privato.
Ritorniamo verso il salone principale e a fianco vi è una sala con un camino dal solo scopo ornamentale. Questa è una delle stanze originali, rimasta intatta dopo il terremoto del 1746, che fece crollare tremila case, meno venticinque…Casa Aliaga fu una di quelle che restatono in piedi, subendo minori danni.
Il metodo costruttivo utilizzato in questo edificio è davvero particolare: per le colonne e il tetto si utilizzò il legno di cedro, per le pareti vennero posate in verticale delle canne di bambù e lo spazio tra esse riempito con una particolare amalgama di sabbia, pietrisco, conchiglie macinate, tenute insieme dall’albume d’uovo!
In questa sala il pavimento è ancora quello del periodo della prima costruzione e le piastrelle decorate a mano provenienti dalla Spagna ne sono il principale indizio.
Oltre ad una storica spada, conservata in una teca, ad una delle pareti è appesa una copia della Costituzione di Indipendenza del Perù, sottoscritta nel 1821 anche da un esponente della Famiglia Aliaga. Proprio l’apposizione di quella firma, consentì alla Famiglia Aliaga di rimanere in Perù, quando nel 1827 ci fu la cacciata degli spagnoli.
Terminata la visita ci dirigiamo verso la Plaza Major sul cui perimetro si ergono il Palazzo del Sindaco maggiore di Lima, il Palazzo del Presidente del Perù, il Palazzo dell’arcivescovado e la Basilica Cattedrale di San Giovanni Apostolo ed Evangelista.
Il Perù è ora una Repubblica democratica costituzionale, dove ogni cinque anni vi sono le elezioni del Governo nazionale e ogni quattro quelle dei Sindaci dei quartieri, che a loro volta sono coordinati da un Sindaco maggiore.
Dopo qualche minuto di tempo libero per lo shopping, passiamo davanti ad un edificio di magnifica fattura: è la Casa Gastronomia peruviana, attuale sede delle Poste e telegrafi.
Poco più avanti, la Basílica Menor y Convento Máximo de Nuestra Señora del Rosario dove riposano le spoglie di Santa Rosa da Lima, al secolo Isabel Flores de Olìva.
Sull’esterno di alcuni palazzi ci sono i balconi tipici spagnoli e moreschi, testimonianza viva della cultura spagnola, a sua volta contaminata da quella araba.
Risaliamo sul pullman e transitando per San Isidro e Miraflores, Sofia ci racconta che questa zona era tutta di Fazendas, dato che era considerata una zona dedicata al riposo e alla villeggiatura. Qui, negli anni ’50 del secolo scorso, vi era solo una strada che conduceva al mare, ed era percorribile solamente in tram o con un mezzo proprio, di certo non a piedi…o i proprietari terrieri avrebbero avuto qualche lamentela.
Qui fu piantato il primo ulivo del continente americano, e l’olio prodotto veniva utilizzato dagli spagnoli come combustibile per l’illuminazione. Di queste piantagioni di ulivi, resta oggi il ricordo nel nome di uno dei cosiddetti Distretti, “Los Olivos”, e nel Bosque El Olivar a San Isidro, un parco con 1500 ulivi pluricentenari, piantati 400 anni fa.
Arriviamo nel Distretto di Barranco e con il pullman transitiamo sulla costa a picco sull’Oceano, passando davanti al Parque del Amor.
Arriviamo a destinazione e scendiamo dal pullman per dirigerci da “Tio Mario”, un posticino dove veniamo rifocillati con della Chicha Morada ( una tipica bevanda dal colore rosso scuro a base di mais nero, zucchero, mela, ananas, cannella bolliti) e Picarones ( degli anelli fritti di farina di mais, zucca e patata dolce) bagnati nella salsa Chancaca (uno sciroppo di latte del ficus e canna da zucchero).
Da lì ci incamminiamo attraverso il Parque Federico Villareal, fino all’installazione mobile di un artista locale che ha rappresentato delle enormi teste nere di Condor, forse ispirandosi ai volatili che si sono impossessati della copertura della Iglesia La Ermita, che crollò parzialmente con il terremoto del 1940.
Attraversiamo il Puente de los Suspiros , tutte le coppie del gruppo, rigorosamente, come da tradizione, mano nella mano e col fiato sospeso, fino ad arrivare alla fine del ponte, sugellando con un bacio l’amore che, si dice, resterà così imperituro.
Scendiamo delle scale decorate con dei bellissimi murales e arriviamo ad un sottopassaggio dove un’opera d’arte moderna ne decora le pareti: è un gigantesco murales, che raffigura su una parete il giorno e sull’altra la notte, e su entrambe le pareti sono raffigurati i volti che rappresentano tutti i popoli dei cinque continenti, a raffigurare la caratteristica del popolo peruviano, che in sé racchiude tutte le etnie.
Attirano la nostra attenzione dei bambini che poco distanti si rotolano sul fianco su uno dei declivi del parco: le loro risate mettono il buonumore!
Saliamo una scalinata e dopo qualche passo arriviamo al Parque Municipal de Barranco dove è anche sita la Biblioteca: qui c’è una moltitudine di famiglie, bambini, ragazzi, tutti intenti a divertirsi in giochi e balli.
Le danze, le feste, la famiglia, per i peruviani sono fondamentali!
Hanno la gioia di vivere nel DNA! Sempre col sorriso, sempre gentili e cortesi.
Con lo spirito alleggerito e felice arriviamo al pullman e rientriamo verso Callao godendoci un magnifico tramonto.
Giusto il tempo di una doccia veloce e ci rechiamo al ristorante dove Carlo e Fulvia ci aspettano.
Condividiamo le nostre rispettive giornate e dopo cena ci congediamo per andare a dormire: domani avremo due escursioni…sarà una giornata impegnativa!
Buona notte!
Ecco…il Perù ci mancava, grazie per farcelo conoscere. Grazie per i tuoi splendidi reportages, per me un imperdibile appuntamento quotidiano.
Grazie Cristina! ❤️
Il Perù mi ha affascinata, c’è così tanto da vedere e conoscere: è un paese dai mille volti, e le cui genti hanno sempre il sorriso!