34. Valparaìso – Santiago del Cile (Cile)

La sveglia suona forse poco dopo l’alba: ore 5:10!

Alle 7:15 dobbiamo trovarci al punto d’incontro al Teatro Duse e poi partire alla volta di Santiago.

Siamo attraccati a Valparaìso e, chi più chi meno, abbiamo le antenne alzate e gli occhi aperti per via della tragedia dei giorni scorsi che ha toccato proprio questa zona del Cile: ho ancora negli occhi le immagini che Stefano mi ha mostrato da YouTube sugli incendi di Valparaìso e Vina del Mar…agghiaccianti!

Dopo qualche momento di confusione, dovuto alla mancata apertura di una delle uscite indicate (le procedure di attracco e di aggancio delle scalette, forse qualcuno non lo sa-lo ignora-non gli frega, non si fanno in uno schiocco di dita,…quindi pazienza, sangue freddo e soprattutto un pelino di consapevolezza!)

Piccola digressione non troppo fuori tema:

Tanti Crocieristi si sono abituati a essere coccolati e viziati…stra viziati! E non appena c’è qualcosa che, per causa di forza maggiore, cambia i programmi….apriti Cielo!

Un dramma!

Ecco…ora immaginate la mia voce da “speaker radiofonica” che dice: “Si ricorda, ai Signori Crocieristi, che stanno vivendo un’esperienza privilegiata (davvero privilegiata!) e che – mal che vada – avranno comunque qualcosa di bello da guardare, se sanno coglierla!, pertanto si invita ad allacciarsi le cinture di sicurezza, godersi il panorama, ascoltare la Guida e cercare di godersi il bello che c’è intorno! Grazie! (e magari senza guastare la giornata agli altri!)”

Ora, davvero e molto seriamente: noi siamo alla nostra prima crociera intorno al mondo.

Capiamo che chi è abituato a standard più elevati si aspetti un certo tipo di servizio, e ci sta che possa avanzare delle rimostranze, quello che non ci sta è il modo arrogante del “siccome ho pagato allora mi devi!”. Non ci sta! Non ha giustificazione alcuna! Zero! L’arroganza ti fa perdere qualsiasi credibilità. Quindi, se c’è qualcosa che non va, lo si dice, a chi di dovere, con i dovuti modi, nei momenti opportuni.

Scendiamo dalla nave e saliamo sul pullman 1, dove ci accoglie Pablo (la nostra guida) e ci presenta Pedro (il nostro autista).

Rimango colpita dall’italiano forbito di Pablo che spiega in modo chiaro, preciso e puntuale.

Partiamo alle 8:24 ora locale.

Percorriamo una parte della Baia di Valparaìso per poi dirigerci, sulla Strada 68, verso Santiago, che dista circa 120 km da Valparaìso. Impiegheremo circa un paio di ore, con una sosta per sgranchirci le gambe e fruire della toilet.

La Strada 68 è detta la Via Argentina e alla nostra sinistra, mentre attraversiamo Valparaìso, compare, sul Colle Barone, la Funicolare, progettata e costruita da un italiano nel 1906.

Valaparaìso conta trecentomila abitanti chiamati Portegnos (da ‘porto’), visto che fino a prima dell’apertura dello Stretto di Panama, questa città era uno dei porti più importanti nelle tratte commerciali.

Alla nostra destra troviamo il Parlamento che venne portato qui dalla Capitale nel 1990.

Segue a sinistra la scuola tedesca e a destra quella italiana e greca, visibilmente riconoscibili dalle decorazioni esterne e dalle bandiere issate sulle facciate.

Nel 1980 è finita la dittatura e il paese ha iniziato una nuova pagina della propria storia.

Ora il Cile è una Repubblica.

Purtroppo nei giorni scorsi l’ultimo ex-Presidente, Sebastian Pinera, che governò in due mandati (2010-2014 e 2018-2022) è deceduto in un incidente in elicottero e Santiago sta vedendo la nascita di spontanee manifestazioni di affetto dalla popolazione che lo amava, e pare che, in previsione della veglia funebre – per contingibili ed urgenti ragioni di sicurezza – sia precluso l’accesso alla Piazza principale, e a gran parte del Centro città, quindi il nostro itinerario subirà un cambiamento.

Pinera è stato molto amato nel suo Paese e apprezzato anche all’estero per il suo impegno nel salvataggio dei minatori che, qualche anno fa, rimasero intrappolati per mesi in una delle miniere nel deserto dell’Atacama.

Alla nostra sinistra compare la scuola Salesiana (il “mio” Don Bosco c’è sempre…e con lui la nostalgia e i ricordi degli anni più belli della mia infanzia e gioventù in Oratorio ai Sales!).

Pablo ci introduce un po’ di informazioni sul Cile: l’attuale Presidente è di origini croate e viene dalla Patagonia, si chiama Gabriel Boric, ha 37 anni ed è il più giovane Presidente di Stato.

Il Cile, con una lunghezza di 4300 km e una larghezza di soli 200 km è una lunghissima fetta di America Latina che lambisce l’Antartide, con da un lato la Cordigliera delle Ande, con le sue vette che sfiorano i 7000 metri sul livello del mare, e dall’altro l’Oceano Pacifico con la Fossa dell’Atacama, un abisso oceanico situato lungo le coste del Pacifico orientale, che si estende per circa 5900 km a una distanza di circa 160 km dalla costa, profondo ottomila metri!

C’è un “pezzettino” di Cile nel bel mezzo del Pacifico: è l’Isola di Pasqua, distante dalle coste cilene 3700 km e 4100 km dalla Polinesia Francese…un puntino di terra in mezzo al blu che viene chiamato “L’Ombelico del Mondo”!

La popolazione cilena è di circa venti milioni di abitanti con un 51% di donne e un 49% di uomini, e una natalità molto bassa: solo 1,3%, il più basso delle Americhe!

Il 50% dei cileni si dichiara cattolico, ma solo il 20% praticante; il 17% protestante (sono compresi gli evangelisti, i Testimoni di Geova, i Mormoni e gli Avventisti del settimo giorno); meno dell’1% è ebreo o musulmano.

La lingua è lo spagnolo ma vi sono diversi dialetti e le cadenze nella parlata identificano la classe di estrazione (povera, media, alta).

Il Cile fu la più povera delle colonie spagnole e il 52% della sua popolazione attuale è meticcia, il 42% di origine europea e solo il 7% di origine indigena.

Negli ultimi anni il Cile sta avendo un grosso problema nella gestione dei flussi migratori provenienti dai Caraibi, da Haiti, Venezuela, Colombia, Perù, Bolivia e Paraguai.

Ha un’economia basata principalmente su quattro pilastri: il primo è la produzione mineraria, essendo tra i più importanti produttori di rame, oltre che di oro, argento, nitrato e litio che vengono estratti soprattutto nel deserto dell’Atacama; il secondo è la pesca, con l’allevamento di salmone più grande al mondo, il terzo la produzione di carta e sull’agricoltura (vengono infatti coltivati frutta e ortaggi e c’è una notevole produzione di vino); infine il quarto pilastro è il turismo.

Lo stipendio minimo medio mensile è di circa 525,00 euro, mentre quello medio mensile varia dagli ottocento ai mille euro.

Nel 2023 la crescita economica del paese è stata solo dello 0,2% e l’inflazione nel 2023 era al 10%, con un tasso di disoccupazione al 9%.

Il clima qui è molto particolare: sulla costa, la corrente di Humboldt dall’Antartide, raffredda l’Oceano e crea, come a Lima, questa coltre di vapore che si dissolve nel pomeriggio, lasciando filtrare il sole.

Proprio questa corrente, rende il mare cileno molto ricco, tanto da primeggiare con quello della Namibia, del Sahara occidentale e della California.

Qui si trova una varietà incredibile di frutti di mare e pesce, ma non gli scampi!

Nel frattempo, alla nostra sinistra, passiamo il Santuario della Madonna Immacolata che nel giorno dell’8 settembre vede un flusso di pellegrini così imponente da dover chiudere la Via Argentina!

A Valparaìso la temperatura è sempre intorno ai 20°C e quando raggiunge i 25°C per i Portenos è canicola pura! Santiago è molto più calda, con un caldo secco che raggiunge un massimo di 34°C e che negli ultimi dieci anni non ha visto una goccia di acqua cadere dal cielo! Zero pioggia!

Mentre percorriamo la Via Argentina, un odore acre di fumo, nonostante indossiamo la mascherina FFP2, ci perfora le narici. Guardando fuori dai finestrini, vediamo coi nostri occhi i danni degli incendi dei giorni scorsi: la cappa di nubi sopra di noi impedisce al fumo ancora presente di dissolversi. Sul pullman non vola una mosca per qualche minuto.

Stiamo ora attraversando la Vallata di Casablanca, percorrendo la Via del Vino, qui infatti sulle pendici sono piantati vigneti a perdita d’occhio, oltre a frutteti e altre coltivazioni: una isola verde fondata nel 1751 dagli spagnoli e che ora conta 33mila abitanti.

Il periodo dell’anno più frenetico, qui a Casablanca, è certamente la vendemmia, tanto che ad aprile c’è la Festa dedicata a questo particolare momento.

La vinificazione qui a Casablanca è molto recente, e ha avuto inizio nel 1982, prima qui si coltivavano solo frutta e ortaggi, c’era l’allevamento e anche una notevole produzione caseificia.

Fu Pablo Morandè che, prendendo ispirazione dei californiani, decise di piantare a vigna venti ettari di terreno che nel 1989 erano già diventati novanta!

Dal 1999 si aggiunsero altre cantine e ora, nella sola Valle di Casablanca, se ne contano una ventina.

Ci sono dei vini che sono considerati dei veri e propri ambasciatori dei propri paesi d’origine e quello del Cile è sicuramente il Carmenere, un vino da uva a bacca nera, con un fogliame dal caratteristico colore carminio (rosso-marrone) che gli ha fatto attribuire questo nome e che ha una storia davvero incredibile.

Fu portato in Cile dalla Francia tra il 1840 e il 1850, da una zona vicina a Bordeaux, e l’importatore era convinto di avere con sé un vitigno di Merlot (gliel’avevano spacciato per Merlot…).

Iniziò la sua produzione e nel frattempo, in Europa, la Filoxera, un insetto amante delle vigne, distrusse moltissimi vitigni, segnando la fine del Carmenere.

In un secolo e mezzo, questo vino (erano ancora convinti fosse Merlot!) divenne il Merlot cileno!

Solo alla fine del ventesimo secolo, quando ci fu una importante manifestazione di settore, un enologo, poco convinto che fosse Merlot, ne prese dei campioni per delle analisi…immaginatevi lo stupore nello scoprire che era quel Carmenere che pensavano fosse andato perduto da anni!

Così, il Cile è il produttore del Carmenere (che tra parentesi è davvero niente male….ma questa è un’altra storia!).

Tra l’altro il Carmenere fa parte della famiglia dei Cabernet e si accompagna molto bene alla carne grigliata, ai formaggi stagionati e alla pasta…insomma…ci va a nozze con la nostra cucina.

Qui in Cile ci sono anche altre bevande caratteristiche: la Chicha (si pronuncia ‘cicia’) cilena nasce da una fermentazione di uva ed è come un vino spumante tra i 6 e gli 8°C che è meglio consumare a settembre.

Qui si produce moltissima frutta, ma non l’ananas e la banana per i quali serve un clima tropicale.

Da ottobre ad aprile qui è stagione secca, mentre nel deserto dell’Atacama, in serra, c’è una imponente coltivazione di mango.

A dicembre c’è la raccolta degli asparagi, adesso è il momento della fragola, del lampone e del mirtillo, della pesca, albicocca e fico.

A fine estate, con l’uva, si raccoglie anche il mirtillo rosso, il cocomero e il melone.

La seconda e la terza settimana di dicembre si raccoglie una specialità cilena: la fragola bianca, che è bianca tanto fuori quanto dentro ed è dolcissima!

In Cile c’è un importante allevamento di ovini: la gallina cilena (araucana) è allevata in particolare dai Mapuches a sud del Cile; cè poi la Coionca che è senza coda e depone uova con un guscio azzurro; la Chetro che produce uova dal guscio verde-azzurro e poi c’è la piccola gallina bianca con una grossa cresta ed è stata portata direttamente da Livorno, per questo è chiamata la Levorn e depone oltre trecento uova in un anno, uova con guscio bianco.

Stiamo attraversando, passando nella Galleria Lo Prato, la Cordigliera della Costa e sbucati dall’altra parte il paesaggio è più o meno lo stesso: colline e coltivazioni.

Pablo ci parla anche della produzione di olio che viene riconosciuto come uno tra i migliori al mondo (vabbè…da italiana… per me, il nostro olio d’oliva è imbattibile!).

Nonostante la carne cilena sia davvero di ottima qualità, nel 2023 ne è stata registrata una riduzione nel consumo: solo 86 kg a testa all’anno, per un 40% di pollo, 28% di manzo, 26% di suino, 6% di tacchino.

Pablo riprende il discorso sui vini e nel 2023 il Cile è risultato sesto nell’esportazione a livello mondiale, dietro a Italia, Francia, Spagna, USA e Australia.

Ci stiamo avvicinando a Santiago.

Ecco la città.

Il Fiume Mapocho attraversa la città, nasce sul Cerro El Plomo e il suo color fango è il risultato dei sedimenti che trascina con sé verso valle dalla Cordigliera.

Santiago è stata fondata il 12 febbraio del 1541 da Pedro de Valdivia e, ad oggi, conta cinquecentomila abitanti.

Da Cusco, in Perù, partì una spedizione, la seconda, alla volta di questa terra: cinquanta soldati e cento indigeni peruviani al loro servizio, come domestici, si stabilirono ai piedi della collina di Santa Lucia il 13 dicembre del 1540 e attesero due mesi prima di fondare ufficialmente la città.

Sei mesi dopo la fondazione di Santiago, i Mapocho guidati da Michimalonco la rasero al suolo, era l’11 settembre 1541. Lima mandò rinforzi e iniziò la ricostruzione attorno alla Piazza d’armi, la piazza principale.

Si costruirono case con legno, paglia e argilla, e solo quando arrivarono i primi artigiani e commercianti ci fu in primo sostanziale sviluppo economico.

Il terremoto del 1647 e del 1730 distrusse Santiago, che puntualmente venne ricostruita.

Alla fine del 1709 contava già trentamila abitanti.

Ebbe uno sviluppo timido, ma costante: si lastricarono le strade e si costruirono dighe sul fiume Mapocho, fino alla prima installazione di un telefono, di un telegrafo e nel 1900 vennero consolidati definitivamente i collegamenti con Valparaìso; Santiago  contava già ottocentomila abitanti.

Oggi Santiago è divisa in 34 Comuni e conta otto milioni di abitanti, detti ‘santiaghinos’.

Nel 1985 la stazione ferroviaria fu chiusa e nel 1993 fu convertita in un centro culturale che mantenne il nome di “Stazione Mapocho”.

Il commercio del salnitro ha permesso la crescita della classe benestante, tanto che intorno al 1870 il commercio con Parigi aveva portato la sua influenza anche nell’architettura della città.

Sfiliamo accanto al palazzo dell’azienda telefonica Movistar, un inconfondibile edificio a forma di telefonino, costruito nel 1995.

Siamo nel quartiere Bellavista e percorriamo Via Pio IX, alla nostra destra la Facoltà di Giurisprudenza, a sinistra l’Università San Sebastiano e la zona della ristorazione, dove locali e ristoranti offrono le specialità locali.

Tra il Cerro San Cristobal e il Fiume Mapocho si stende il quartiere bohemien di Santiago.

Nel 1925 venne inaugurata la funicolare al Cerro San Cristobal: una salita di 200 metri.

Svoltiamo a sinistra e Pablo ci informa che questa è la zona degli ostelli e delle discoteche, siamo nel cuore del quartiere Bellavista.

Qui Neruda aveva la sua terza casa, la “Chiascona”, dedicata alla sua terza moglie, la cilena Delia del Carril.

Alla nostra destra il Mapocho scorre veloce, siamo alla fine della Città vecchia.

Siamo ritornati all’edificio della Movistar.

Passiamo nel Comune di Provvidenza, oltrepassando il Mapocho, nella Nuova Santiago.

Quest’area, un tempo di sola campagna, alla fine del diciannovesimo secolo, la classe medio alta e agiata di Santiago decide di spostarsi ad est della città, fondando questo nuovo quartiere.

A destra vediamo un mercato rionale.

Nel 1822, quando i ricchi si spostarono, fu per seguire quella che era divenuta “la moda del momento”: era la filosofia, nata negli USA, del movimento di igiene sociale, che richiedeva un maggiore distanziamento tra le abitazioni, ottimizzazione dell’illuminazione naturale e della ventilazione degli edifici, per minimizzare i rischi di diffusione di malattie ed epidemie.

Il nome “povvidenza” dato a questo comune, si deve ad un ordine religioso di monache del Quebec che si stabilì qui con la propria chiesa.

Questa zona è un po’ come una città giardino, un quartiere finanziario, dai grandi palazzi (come l’Ambasciata statunitense, un grande edificio in mattoni), moderni grattaceli specchiati che dagli anni duemila hanno iniziato a cambiare il profilo della città, e molte aree verdeggianti.

Alla nostra sinistra ecco il Millenium: il quartiere con un campo da golf privato, molto esclusivo.

Un’altra zona verde è il “Parco Bicentenario”, creato nel 2010 per festeggiare il bicentenario della prima Assemblea Nazionale, che avvenne nel 1810: nel 2010 vennero inaugurati molti edifici e parchi con il nome “bicentenario” proprio per ricordare la prima Assemblea.

Siamo ora nel Comune di Vitacura, il cui nome è in onore del capo tribù che, all’arrivo dei primi coloni, viveva qui. Questo è in assoluto uno dei comuni più costosi di Santiago.

Ci dedichiamo una passeggiata di una ventina di minuti nel Parco Bicentenario, nei cui laghetti, tra piante acquatiche e fiori colorati, aironi e cigni dal collo nero, nuotano insieme a dei magnifici esemplari di carpe giapponesi.

Dopo la passeggiata risaliamo sul pullman e ci dirigiamo alla volta di un mercatino dell’artigianato.

Transitiamo in Via Alonso de Cordova, la via dello shopping di lusso a Santiago.

Ed ecco la Palma da Cocco più meridionale al mondo: è qui in Cile.

La larghezza del suo tronco è caratteristica e somiglia ad una zampa d’elefante, mentre gli anelli che lo compongono sono in numero minore rispetto a quelli delle palme topicali.

Nel diciannovesimo secolo, quando venne di moda lo zucchero di canna, il Cile, che non è un paese tropicale, si adattò alla produzione dell’olio di palma per dolcificare i cibi, estraendo la linfa.

Dal 1960 il Governo cileno iniziò lo sfruttamento controllato del miele da palma perché le piantagioni erano sull’orlo della distruzione, proprio per lo sfruttamento intensivo di queste colture.

La palma da cocco cilena può vivere fino a mille anni, e non fiorisce prima dei quaranta, cinquant’anni e può raggiungere un’altezza di venticinque metri.

Alla nostra destra c’è il Parco Metropolitano, che si estende per 745 ettari e comprende ben tre colline.

Alla nostra sinistra ci sono dei grandi palazzi e sulla destra il primo centro commerciale, costruito nel 1989: è il Parque Arauco.

Segue la catena di alberghi americani Mariott.

Proseguiamo l’itinerario sul Viale Kennedy, in onore dell’ex presidente degli Stati Uniti che fu assassinato.

Di fronte a noi la montagna più alta della catena andina che circonda Santiago, con un ghiacciaio eterno e i suoi 5.450 metri sul livello del mare: è il Plomo, da cui nasce il fiume Mapocho e dove, nel 1950, furono rinvenute parecchie mummie risalenti al periodo Inca.

Arriviamo al mercatino: il Puablitos Los Dominicos è un posticino molto piacevole, con tanti piccoli negozietti caratteristici in una struttura particolare, mura bianche, porticati in legno e gente (i commercianti) dai sorrisi aperti e dallo sguardo accogliente.

Ci sono molti negozi che vendono i tipici poncho, altri che fabbricano borse in pelle, strumenti musicali, e tanti che vendono gioielli, in particolare il lapislazzuli, la pietra tipica del Cile. Il lapislazzuli, una pietra blu (più è scura, più è pura), molto antica, simbolo di ricchezza, che si trova, oltre che in Cile, solo in Afghanistan.

Dopo qualche acquisto, risaliamo in pullman e ci portiamo al Ristorante che sarà nel quartiere Brazil, uno dei quartieri antichi.

Pablo ci parla delle sette linee della metropolitana, che coi suoi 150 km di binari, si è aggiudicata il secondo posto come migliore metropolitana del continente americano, dopo quella in Quebec.

Dopo i trasporti ecco che Pablo ci fa venire l’acquolina in bocca raccontandoci i piatti tipici cileni: il pastel de choclo, l’humitas, il charquicán, le empanadas, il pisco sour!

Eccoci al Ristorante Los Buenos Muchachos.

Un palazzo bianco, dall’aria caratteristica. Entriamo e ci fanno accomodare in una grande sala, tavoloni stile imperiale, ed ecco i camerieri che servono un piccolo antipasto di pomodorini tagliati, con cipolle, coriandolo e una salsina a condimento, panini caldi, e pisco!

Il pisco non manca mai.

Ecco poi arrivare una buonissima crema di asparagi e un salmone con il riso, il tutto accompagnato da verdurine bollite, da vino e acqua (per fortuna!). Ci beviamo un buon caffè dopo un dolce davvero molto dolce e una signora, seduta acconto a noi, tornata dalla toilet, ci invita caldamente a farci un giro, senza aggiungere altro…così per curiosità…ci faccio una capatina…

Alla faccia della toilet! Aperta la porta ti ritrovi, a tutte le pareti, dei ragazzoni in jeans e bermuda e a torso nudo…capisco ora che “buenos muchachos” forse non si riferiva alla bontà d’animo dei proprietari del locale!!!

Stefano, dal canto suo, ci informa che nel bagno dei maschietti, sulle pareti, campeggiano delle donzelle in bikini…così sono un po’ confusa…il nome del ristorante forse era davvero legato alla bontà d’animo dei proprietari, che hanno gentilmente pensato sia alle diottrie femminili che a quelle maschili.

Passiamo oltre…

Saliamo sul pullman e ci dirigiamo verso il centro, dove potremo fare solo una breve sosta al Palazzo della Moneta, eretto nel 1784 da un italiano che lo costruì con un sistema antisismico, nel 1846 divenne palazzo presidenziale, come il nostro Quirinale, ma nel 1958 divenne solo sede del governo, senza che il Presidente vi risiedesse. Da allora, il Presidente vi lavora dal lunedì al venerdì. Attorno al Palazzo della Moneta, tra il 1920 e il 1930 vennero costruiti i palazzi dei ministeri e divenne così il fulcro amministrativo della città. Dal 1999 il Palazzo della Moneta smise di essere il conio del Cile.

Fa impressione vedere tutte le bandiere in Plaza de La Constitución a mezz’asta.

Risaliamo sul pullman e passiamo nel Comune della Stazione centrale, poi accanto all’Università di Santiago . Pablo si rammarica degli ecomostri costruiti negli anni settanta, che rappresentano gran parte delle costruzioni in questo quartiere.

Passiamo accanto all’Ippodromo, che fu costruito nel 1979 e contiene una scuderia con oltre mille cavalli, poi accanto al piccolo museo militare e alla dimora destinata alla Regina Elisabetta per la sua visita in Cile, che purtroppo, proprio prima del suo arrivo, verrà devastata da un incendio; successivamente restaurata diverrà un museo. In questo quartiere l’atmosfera, e l’architettura, è più parigina.

Riprendiamo la Strada n. 68 per dirigerci a Valparaìso e, complice il pranzettino luculliano, mi appisolo e mi risveglio quando siamo ormai quasi arrivati.

Ecco la zona dell’incendio che abbiamo visto stamattina: l’odore si è dissolto come la cappa di nuvole, ora il cielo è limpido.

Pablo ci spiega che a Valparaìso sono presenti circa settecentomila discendenti di italiani, arrivati tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento, e dopo la prima e la seconda guerra mondiale.

Tra loro vi sono molti liguri e piemontesi, vi sono anche veneti e laziali, campani e calabresi e pochi pugliesi.

Valparaìso, con il sole, è davvero molto carina: case colorate e tantissimi murales: è la capitale dei murales di strada e vengono artisti da tutto il mondo per lasciare una loro opera.

Sulla nostra sinistra vediamo una chiesa fortemente danneggiata dal terremoto del 2010, a poca distanza dal palazzo del Congreso Nacional de Chile.

Pablo ci spiega che qui a Valparaìso risiede principalmente la classe più povera e la classe media. Ci fa notare inoltre il gran numero di venditori di strada, che per legge non potrebbero vendere nulla, ma lo fanno ugualmente: l’immigrazione negli ultimi quattro anni è aumentata in modo catastrofico e molta gente abita ai bordi delle strade in tende anche di fortuna.

Nonostante questo Valparaìso ha decisamente un fascino particolare.

Rientriamo in porto e saliamo sulla Deliziosa, giusto in tempo per cambiarci per la cena.

L’escursione è durata ben dieci ore e siamo parecchio stanchi: dopo cena dritti a nanna, domani c’è un’altra escursione! Buona notte!

2 Comments

  1. dciamo che …mi sono goduta il Cile con te. Neppure a scuola l’avevo studiato così bene. Ma dimmi ti porti il pc in escursione per ricordare tutto a menadito??? oppure stai registrando tutto?

  2. Ah, il merito va alla nostra guida, Pablo!
    Ho preso appunti sul telefonino, mentre lui spiegava!
    Se mai ti servisse, ho il suo contatto da girarti in privato!

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