Sveglia alle 8:00.
Colazione e due passi per ammirare Valparaìso dai ponti aperti della Deliziosa.
Ricevo il messaggio di una cara amica: “Mi manchi…” …le faccio una videochiamata e, visto che è in ufficio (lavoriamo insieme!) ne approfitto per salutare anche altri colleghi.
Alle 9:45 ci rechiamo al Gran Bar, il nostro punto di incontro per l’escursione.
Siamo in pochi: molto bene!
Dopo qualche minuto ci dirigiamo verso l’uscita e un transfert ci porta al terminal dove prenderemo il pullman per Casablanca, non quella in Marocco!, ma la vallata che abbiamo percorso ieri, dove visiteremo un’azienda vinicola, con una degustazione dei suoi vini, e successivamente un centro equestre, dove assisteremo ad uno spettacolo ispirato al rodeo e concluderemo con un pranzo tipico cileno.
Usciamo dal terminal e ci dirigiamo verso il pullman, felici di essere in pochi, ma la felicità si spegne un poco quando saliamo sul pullman e ci rendiamo conto…che noi e un’altra coppia eravamo gli ultimi del gruppo: il pullman è pieno!
Nemmeno il tempo di partire, e mentre Josè, la nostra guida inizia a fare le presentazioni (Oscar è il nostro autista e Martina l’accompagnatrice), che iniziano le polemiche: la guida non parla italiano (o meglio, non spiega in italiano sebbene lo comprenda perfettamente e lo parli), ma inglese e spagnolo . A volte mi chiedo cos’è che spinge una persona che dichiara apertamente di non voler imparare altre lingue, a intraprendere un Giro del Mondo…
Da piccola ero convinta che gli italiani, con la loro storia, essendo stati conquistati da molte civiltà e avendone acquisito gli influssi, dopo essere stati migranti in tutto il mondo, si sentissero un pochino più aperti…ma ho dovuto ricredermi presto, e purtroppo sembra la cosa stia peggiorando!
Spero nelle nuove generazioni, che imparino dalla storia che non esistono veri confini, che quelli segnati sulle carte geografiche si scrivono e si cancellano, che siamo tutti esserini microscopici su una palletta sparata nell’universo…e non vale davvero la pena farsi la guerra.
E soprattutto qui, soprattutto noi, che siamo privilegiati oltre modo, a poter vivere questa esperienza: certo, è una toccata e fuga in tanti paesi, ma tanto basta per accorgersi di quanto il mondo sia così bello, così vario, eppure, incredibilmente così uguale a se stesso.
Proseguiamo il nostro viaggio e arriviamo alla cantina “Casas del Bosque”.
Scendiamo dal pullman e percorriamo un viale tra i vigneti e i fiori: tutto è molto curato e pulito.
Arriviamo al porticato d’ingresso quando sentiamo urlare: “non è ammissibile che non ci sia una guida in italiano!” “la guida doveva essere in italiano…”… ci risiamo…
Ci allontaniamo e ci dirigiamo verso il punto ristoro, un tavolino sotto un albero dalla fronda larga, dove dei simpatici coniglietti in pietra fanno da decorazione su un tavolo con bicchieri e un dispender in vetro (tipo mescita del vino) per l’acqua.
Altri italiani commentano l’accaduto, rammaricati…come li capisco!
Mi allontano di qualche passo e immergo lo sguardo nel verde dei vigneti e cerco di concentrare lì la mia attenzione, per stemperare il disagio.
Arriva la guida dell’azienda vinicola che, in inglese, con l’aiuto di una bellissima mappa in stoffa, ci racconta di questa Azienda, delle uve, della vendemmia, …si avvicina Martina e mi dice che, se vogliamo, c’è una guida in italiano messa a disposizione dell’Azienda…io e Stefano ci guardiamo, l’istinto sarebbe quello di rimanere con il gruppo anglofono, ma per rispetto all’Azienda e alla guida italiana (che ha evidentemente dovuto mollare quello che stava facendo per soddisfare i capricci di “qualcuno”) ci aggreghiamo al gruppo.
Il “qualcuno” si è calmato, ha ottenuto quello che voleva, e mi dispiace tremendamente, perché così sarà sempre più convinto che per ottenere ciò che vuole sia sufficiente alzare la voce, diventare paonazzo e farsi venire un infarto…quando un po’ di buona educazione, una richiesta pacata, esponendo il proprio limite, avrebbe ottenuto gli stessi risultati e magari anche qualche apprezzamento per l’umiltà e la civiltà mostrata.
Camminiamo tra i filari e la memoria va a qualche mese fa, in Franciacorta, tra i filari di Angelo, un ragazzo amico e compagno di scuola di mio fratello, che ha fatto del suo amore per la vite il suo lavoro, trasferendosi all’estero.
C’è tanto lavoro nel lavoro dietro a una vigna, tanto studio, progettazione, amore, attenzione e pazienza.
Entriamo nella cantina e la nostra guida ci mostra, sulla destra – visibile attraverso un vetro, la catena di montaggio dell’imbottigliamento, etichettatura e inscatolamento delle bottiglie di vino prodotte.
Arriviamo lì dove si compie la magia: ecco le cisterne che contengono quella mistura primordiale che diventerà un ottimo vino!
Sono cisterne in metallo (alcune delle quali prodotte a Bolzano…possiamo dire che nel vino cileno c’è anche un po’ di Italia 😉) che possono contenere circa cinquantacinque mila litri, su ciascuna un’etichetta fornisce le indicazioni sul contenuto.
Sul fondo di questa immensa sala ci sono delle cisterne più piccole, grigie, a forma di uovo, che vengono utilizzate per un vino particolare.
Proseguiamo la visita e arriviamo nel cuore della cantina: una sala con botti in legno dove è stata approntata la nostra degustazione.
Alexandro, la nostra guida, ci propone tre vini:
- Sauvignon Blanc (Reserva)
- Carmenere (Reserva)
- Syrah (Gran Reserva)
Assaggio i primi due e il Carmenere è davvero un vino particolare e mi piace molto: ha un sapore che vedrei proprio bene con lo spiedo del mio Papà…
Passiamo poi allo shop, ma non mi fido ad acquistare bottiglie che resterebbero sballottate in nave per altri tre mesi, ma appena a casa farò un saltino in enoteca!
Risaliamo sul pullman e ci dirigiamo verso “Puro Caballo” un centro equestre cileno, dove veniamo accolti da due cavalieri a cavallo, due ballerini, Esteban Reyes – un chitarrista con una bellissima voce, e un commentatore che ci illustra l’Azienda.
Uno spettacolo di benvenuto, precede un piccolo rinfresco a base di pisco sour e enpanadas, che ci viene offerto in una zona ombreggiata con dei tavolini.
Dopo qualche minuto ci spostiamo e prendiamo posto nell’arena: assisteremo ad uno spettacolo dove cavalli e cavalieri mostreranno la loro abilità in esercizi del rodeo.
Lo spettacolo si conclude con una danza tra i cavalieri a dorso dei loro destrieri e la ballerina, una ragazza quattordicenne, molto aggraziata.
È l’ora del pranzo: veniamo accompagnati nel ristorante all’interno del Centro e ci accoglie Esteban con la sua voce e la sua chitarra.
Pranziamo chiacchierando coi nostri compagni di tavolo e godendoci il buon cibo cileno.
Tra l’altro, nei giorni scorsi, nel bel mezzo del continente sudamericano, abbiamo conosciuto una coppia bresciana, che abita praticamente a due passi da noi…i casi della vita!
Terminato il pasto mi godo un po’ di tempo ammirando i cavalli e coccolandoli un po’: sono animali docili e molto affettuosi.
Risaliamo sul pullman e facciamo rotta verso la Costa Deliziosa, ripercorrendo la Via Argentina e passando in qualche via di Valparaìso che ieri non avevamo visitato.
Risaliti a bordo, preferiamo saltare lo spettacolo per riposarci un po’ prima di cena.
Ceniamo con Fulvia e Carlo, raccontandoci le nostre giornate, dopodiché tutti a nanna…
Si parte per l’Isola di Pasqua! Rapa Nui, arriviamo!
mi sto godendo immensamenti i Vs. reportage…hai ragione quelle bottiglie sarebbero ottime con lo spiedo di Angelo!
😁😜😋😋😋