19 marzo, Festa del Papà.
Auguri a tutti gli Uomini che sono Padri; a coloro che crescono figli con cura, amore e senso di responsabilità; a chi usa cura verso il prossimo, con atteggiamento e sentimento paterno… perché se diventare Padre è un dono, esserlo ogni giorno è una scelta.
Tra tutti i Papà, auguri al mio, che festeggia anche l’onomastico: sei il mio supereroe e ti voglio un mondo di bene!
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La sveglia è suonata presto, troppo presto: alle 6:00.
Alle 8:00 dobbiamo trovarci al Teatro Duse per uscire con l’escursione che ci porterà a vedere il Vulcano Tavurvur, le sorgenti calde, l’Osservatorio e la base sottomarina.
Dopo un po’ di attesa, per via delle solite pratiche burocratiche di attracco in Porto, sbarchiamo.
Due file di piccoli minivan caricano i turisti, suddivisi per escursione.
Eduardo ci dà le indicazioni per trovare il nostro pullmino, il numero 39, che si trova sul retro dei grossi capannoni antistanti la nave.
Trovato il pullmino, saliamo a bordo.
Siamo in dieci persone più l’autista e Isac, la nostra guida.
Isac non parla inglese, e visto che in pochi degli italiani a bordo capiamo cosa dice, insieme a Stefano e ad un’altra signora molto gentile, iniziamo a tradurre anche per gli altri.
Le strade che percorriamo sono decisamente dissestate, con buche profonde che l’autista tenta di schivare, ma che di tanto in tanto è obbligato a prendere, … purtroppo per la mia schiena!
Nel tentativo di evitare il contraccolpo durante una buca, Stefano, che si era sollevato un poco dal sedile, si becca una sonora zuccata!
Durante il tragitto, Isac ci spiega che quello che tutta la zona che vediamo alla nostra sinistra e alla nostra destra, prima del 1994 comprendeva un aeroporto, un rinomato campo da Golf, meta di australiani e statunitensi, attività commerciali, ecc.
Ora c’è solo vegetazione, nata da una pesantissima “coperta” di cenere: nel 1994 il vulcano Tavurvur ha eruttato coprendo i due terzi della città di Rabaul con più di due metri di cenere.
Fortunatamente era stato dato per tempo l’allarme e la popolazione fu evacuata in tempo.
Arriviamo alla nostra prima tappa: le sorgenti calde.
Il pullmino parcheggia in uno spiazzo e davanti a noi è stato approntato un mercatino di prodotti locali.
Ci avviamo tenendo la baia alla nostra destra, e di fronte si staglia il vulcano Tavurvur.
Davanti a noi, a meno di cento passi, le sorgenti di acqua calda, le Hot Springs, creano una cortina di vapore acqueo, lasciando il terreno colorato di marrone, arancio e giallo.
Isac ci spiega che le sorgenti calde sono una preziosa risorsa per le popolazioni, che le utilizzano anche per cucinare, facendo molta attenzione a non toccare l’acqua della sorgente che ha una temperatura di oltre 80°C.
Le sorgenti hanno anche proprietà terapeutiche e vengono utilizzate per chi ha dolori, e si immerge nelle acque raffreddate dall’incontro dell’acqua sorgiva con quella marina.
Saliamo un poco percorrendo uno stretto sentiero, e si apre un panorama su una baia più vicina al cratere.
Isac ci spiega che i locali impiegano circa mezz’ora per salire sul vulcano, ma che per noi turisti la temperatura è troppo alta, non la sopporteremmo (in effetti l’età media è intorno ai 70 anni e oggi è particolarmente afoso… meglio non rischiare!).
Dopo aver ammirato lo spettacolo di questa natura incontaminata, ritorniamo sul sentiero e noto che nel mare della baia, ora alla nostra sinistra, poco al largo di dove le sorgenti calde si immettono nel mare, ci sono delle zone circolari che sembrano ribollire: Isac ci spiega che siamo nella caldera del vulcano e che anche sott’acqua ci sono delle sorgenti calde… molto calde!
Risaliamo sul pullmino e ci rechiamo alla nostra seconda tappa: l’Osservatorio.
Percorriamo un po’ di strada, arrivando in un punto dal lato opposto di Rabaul rispetto al vulcano.
Saliamo di quota ed inizia a piovere.
Ci sono molti pullmini che percorrono questo tragitto e presto si crea una lunga coda.
Decidiamo di proseguire a piedi, anche perché la meta è davvero vicina.
Mentre camminiamo noto che ci sono molte piante di frangipane e Isac ci spiega che è la prima pianta a rinascere dalle ceneri vulcaniche: dopo ogni eruzione, i frangipane testimoniano la vittoria della vita, per questo è a loro dedicato il più importante Festival della Papua Nuova Guinea.
I festival che vengono organizzati sono moltissimi, più di un centinaio all’anno e sono occasione di incontro e di scambio per le popolazioni locali, che tengono molto a questi eventi e che attirano anche parecchi turisti.
Arriviamo all’Osservatorio: una serie di costruzioni bianche poste in un punto strategico per l’osservazione delle attività vulcaniche, dei terremoti e degli tsunami.
L’Osservatorio è chiuso al pubblico, ma da qui si gode un panorama strepitoso sulla baia!
Isac ci spiega che tutta la baia è la caldera di un vulcano sottomarino e che in questa zona ci sono ben sei vulcani attivi e molti altri, circa una ventina, dormienti… e noi speriamo che non si sveglino!!!
La pioggia inizia a scendere e qualcuno apre ombrellini o indossa giubbini impermeabili per ripararsi: con l’umidità all’87% queste goccioline a me sembrano una benedizione!
Mi prude un po’ il braccio sinistro… eccola lì: figurati se non mi beccavano le zanzare! La stagione umida per loro è l’ideale!
Ci sono due stagioni, dice Isac, qui in Papua Nuova Guinea, quella calda e quella umida… e noi siamo in quella umida.
Durante l’anno le temperature vanno dai 26°C ai 36°C ma in questa stagione, con questa umidità, la temperatura percepita è di quasi 43°C.
Ritorniamo sul pullmino e ci dirigiamo verso la nostra ultima tappa: la Base sottomarina (la Submarine Base).
Si tratta di una grotta naturale, utilizzata dai soldati giapponesi quanto presero possesso di queste terre, come punto strategico.
Per arrivarci si deve percorrere un sentiero bagnato dalle onde del mare e con molte rocce… non esattamente agibile per tutti i turisti.
Ci sono dei ragazzi del posto che ci aiutano nei passaggi più impervi, e mentre Stefano prosegue entrando nella Grotta, che dalle descrizioni di chi è appena uscito sembra essere piuttosto angusta, io preferisco restare all’aria aperta… e godermi il mare al riparo dalla pioggia sotto la fronda di un albero.
I ragazzi del posto mi chiedono di fare una foto con loro e a turno le scattano dai loro cellulari.
È un paese in via di sviluppo, vivono in case su palafitte, hanno internet e una fabbrica della Pepsi che sponsorizza parecchie delle attività locali.
Ritorniamo verso il pullmino e un gruppetto di bambini con le loro mamme attira la mia attenzione.
Li saluto e le mamme mi sorridono, mi presento e i bambini mi tendono le loro manine in saluto: sono bellissimi!
Chiedo alle mamme se posso scattare una foto… i loro visi resteranno un bel ricordo!
Sulla strada del ritorno percorriamo alcune vie di Rabaul e lungo il tragitto tutte le persone del posto che incontriamo ci salutano con allegria.
Ripenso a ieri e alla riflessione che facevo sulla precarietà della vita qui… sì, forse loro, seppur con poco, vivono meglio.
Rientriamo alla nave passando per vie allestite con bancarelle di parei, magliette, borse e altri prodotti locali.
Piove… e non poco.
Dopo una doccia saliamo a pranzo e poi crollo in un sonno profondo.
Mi sveglio verso le 18:00, giusto per riattivare i contatti neuronali prima di cena e assistere allo spettacolo al Teatro Duse, dedicato agli anni ’80.
La serata è dedicata alla Francia: il dress code prevede rosso, bianco e blu.
Dopo cena facciamo una passeggiata al Grand Bar, saliamo per la tisanina e filiamo dritti a nanna.
Sogni d’oro a tutti a domani!
Ale, mi sembra di capire che tu abbia un debole per le divise. Tutte! 🤭🤭😂
… direi che ti sembra bene 😁😂
Colpa dei cugini più grandi che, quando ero piccola, tornavano in licenza dalla Naja con delle divise spettacolari, poi ci si sono messi Tom Cruise e Richard Gere… 🤷♀️