86. Keelung (Taiwan)

È Pasqua!!!!!!!

Purtroppo il tempo a Taiwan non è per niente bello: piove!

Ma la fortuna oggi ci assiste: per tutto il giorno non beccheremo una sola goccia di pioggia addosso, nonostante gli acquazzoni e un temporale coi contro fiocchi!

Alle 8:45 abbiamo la riunione col gruppo escursione al Grand Bar.

Scendiamo dalla nave e al terminal passiamo i consueti controlli.

Qui a Taiwan, come in altri paesi da cui siamo transitati, non è possibile introdurre cibi, per salvaguardare la biodiversità.

Per avvisare i turisti, il personale addetto ai controlli ha allestito dei punti informativi, con tanto di scaffali e riproduzioni, in plastica e in peluches, dei cibi vietati.

Arriviamo al nostro pullman, riconoscibilissimo per il suo colore blu intenso e viola.

È il pullman numero 40 e la nostra guida si chiama Ho.

Un signore simpaticissimo, taiwanese di origine, che ci darà le informazioni sulle nostre tappe in inglese.

Purtroppo, come ogni escursione condotta in inglese, ci sono passeggeri che si lamentano, e la lamentela potrebbe anche starci, se non fosse che è sempre indicata sull’app Costa quando le escursioni vengono condotte in inglese… ma per alcuni è evidentemente più semplice lamentarsi che informarsi.

Quello che più mi dispiace è il tono con cui, ogni singola volta, queste persone si rivolgono alla guida o al personale Costa, quando, dopotutto, il limite è loro.

Ma passiamo oltre, oggi è Pasqua e voglio impegnarmi a essere felice.

Finalmente partiamo e ci dirigiamo verso Taipei, attraversando Keelung, con i suoi palazzi moderni.

In circa mezz’ora entriamo in città e già da lontano, tra i grattacieli, vediamo spuntare il Taipei 101, oggi undicesimo grattacielo più alto del mondo, il cui nome viene dal numero dei suoi piani, 101 appunto.

È stato progettato dallo studio di architettura C.Y.Lee & Partners, sotto la guida dell’architetto Chung Ping Wang e la sua costruzione ha richiesto un costo di 1,9 miliardi di dollari, 107.000 tonnellate di acciaio, e 242.852 m³ di calcestruzzo.

La sua forma ricorda un “bambù”, con 8 moduli uno sopra l’altro, posano su un basamento piramidale.

Sulle 4 facciate sono installate 4 enormi monete e delle forme di nuvole, simboli di felicità , mentre enormi draghi d’acciaio ornano gli angoli.

Al suo interno sono presenti 63 ascensori, alcuni dei quali sono a due piani e sono talmente veloci (la velocità massima è pari a 16,83 m/s) che possono portare gli occupanti dal piano terra all’89º piano, dove si trova la piattaforma panoramica, in soli 45 secondi.

È un capolavoro assoluto!

La mia più cara Amica, Ingegnere strutturista, credo passerebbe una settimana a studiarlo, così, per lei ma anche un po’ per me (perché la cultura non è mai abbastanza!), riporto un trafiletto da Wikipedia circa la struttura del Taipei 101:

“Eccezionale la struttura che è costituita da 8 colonne d’acciaio (due per ogni angolo) che dal 1º al 62º piano sono riempite di un cemento speciale; ogni 8 piani altre travi collegano le colonne con un’anima di 16 piloni.

Infine all’esterno è stata ancorata una griglia usata da base per costruire la facciata.

Flessibilità e resistenza sono ottenute anche tramite il più grande ammortizzatore statico del mondo del diametro di 5,5 metri, costituito da una sfera formata da 41 dischi e del peso di 660 tonnellate, sostenuta da otto pompe idrauliche che, situato all’interno dell’edificio tra l’87º e il 92º piano, con le sue oscillazioni che possono variare da 1 centimetro al massimo di 1,5 metri controbilancia le inclinazioni suscitate dai forti venti, che a certe altezze possono raggiungere i 200 km/h e dai terremoti.”

Ci concediamo una sosta per fotografarlo e ammirare anche gli edifici vicini.

Ripartiamo per la seconda tappa: sostiamo davanti all’Arco di Piazza della Libertà, davanti al Chiang Kai-sek Memorial Hall, monumento nazionale, eretto in memoria dell’ex-presidente della Repubblica Cinese.

Il monumento è circondato da un parco dove sono piantati dei cespugli di rododendro con fiori profumatissimi, bianchi, rosa e fucsia.

Nel 2007, sotto il governo di Chen Shui-bian, il monumento è stato sottoposto ad un controverso processo di rinomina.

Nel 2009, a seguito di un cambio di governo, il processo di rinomina è stato annullato.

Nel febbraio 2017 il ministero della Cultura di Taiwan ha annunciato l’intenzione di trasformare la sala in un centro nazionale per “affrontare il passato, riconoscere la sofferenza e rispettare i diritti umani”. È in corso un declassamento del culto della personalità di Chiang mentre le proposte per trasformare la sala vengono esaminate. (da Wikipedia)

Va ricordato che nella cultura cinese, in quella orientale in generale, l’individuo passa in secondo piano rispetto alla nazione.

È una questione culturale molto radicata, che porta, inevitabilmente, a prediligere le necessità di Stato (anche se non sempre sono stati… democratici) ai diritti dell’uomo.

D’altro canto bisogna anche ammettere che le persone, tutte!, che abbiamo incontrato in questi paesi sono stati di una cortesia ed ospitalità che raramente si trovano in occidente.

Ciò che credo sia sempre fondamentale è entrare in un paese con la consapevolezza di incontrare culture nuove, idee nuove, ed è indispensabile evitare il giochino “mio giusto/tuo sbagliato”.

Si parla di culture millenarie, e imparare ad apprezzarle, conoscendole, ci insegnerebbe di più che non restare relegati nelle nostre quattro confortevoli convinzioni.

Il mondo è in continua evoluzione, quello che noi vediamo è solo un piccolo spiraglio su millenni di vissuti e di storie differenti, per questo la parola d’obbligo è RISPETTO.

Dopo la sosta fotografica, risaliamo sul pullman che ci porta all’altra estremità della Piazza, per consentirci di entrare nel Chiang Kai-sek Memorial Hall.

Sono le 10:50 e alle 11:00, al quarto piano, dopo essere saliti con un ascensore gratuito, assistiamo al cambio della guardia: impressionante davvero!

Ogni singolo gesto è eseguito con una precisione incredibile, sicuro risultato di ore e ore di esercizi ripetuti ininterrottamente e frutto di una ferrea disciplina fisica e mentale.

Movimenti rapidi, poi fermi immobili, altro movimento, una successione di gesti rituali che parlano di rispetto nei confronti di ciò che sono chiamati a salvaguardare, che sia una semplice statua o ancora di più ciò che essa rappresenta per loro.

Dura dieci minuti il cambio della guardia, dopodiché ci riuniamo al gruppo per ritornare verso il pullman che ci porterà al Santuario Nazionale dei Martiri Rivoluzionari.

Il Santuario è la struttura principale dell’intero complesso, è dedicato ai caduti della Repubblica in Cina ed è stato costruito nel 1969, modellandolo sull’architettura della Città Proibita di Pechino.

La sua struttura ospita le tavolette spirituali di circa 390.000 persone che hanno combattuto per il popolo durante la seconda guerra sino-giapponese e nella guerra civile cinese.

Tra i soldati, Lin Ching-chuan, è stato il primo civile ad essere introdotto nel santuario: un insegnante morto nel tentativo di salvare i bambini nell’incendio del bus turistico della contea di Taoyuan nel 1992.

Proseguiamo poi per la tappa successiva: il Museo Nazionale di Taipei.

Qui sono conservati qualcosa come 700.000 pezzi tra manufatti e opere d’arte cinesi.

Ma cosa ci fanno le opere cinesi a Taiwan?

Dopo la fondazione del Museo del Palazzo Nazionale nel 1924, la Cina visse un periodo di grande fermento, che costrinse il trasferimento di opere d’arte, e non solo: tonnellate di oro vennero portate a Taiwan.

Le collezioni imperiali hanno così compiuto un viaggio di oltre trentadue anni e più di diecimila chilometri tra la partenza decisa nel 1933 di fronte all’invasione giapponese e il loro deposito a Taipei fu deciso per sfuggire all’insurrezione comunista.

L’ultima nave lasciò Nanchino nel gennaio 1949.

Un mese dopo le raccolte furono scaricate al porto di Chilung (Taiwan) e immediatamente trasportate su strada a Peikou poi alle grotte di Wufeng, vicino a Taichung, dove rimasero per alcuni anni.

Solo nel novembre del 1965, le collezioni furono installate in unun sobborgo settentrionale di Taipei.

Lo spostamento del “tesoro” fu considerato dalla Cina come una sottrazione indebita ma il governo di Taiwan sostiene che questi oggetti sarebbero stati distrutti durante la Rivoluzione Culturale negli anni ’60 se non fossero stati spostati.

Sono presenti opere davvero rilevanti come il “Cavolo di giada” ,un pezzo di giadeite scolpito a forma di cavolo cinese, e la “Pietra a forma di carne”, un pezzo di diaspro, una forma di agata, i cui strati sono usati per ricreare una somiglianza con un pezzo di maiale cotto nella salsa di soia.

Sono presenti anche porcellane, alcune finemente decorate, un cuscino (bellissimo) a forma di bambino che sorride, vi è poi un’intera sezione dedicata all’arte figurativa e alla calligrafia, che da sola meriterebbe ore  per poterla visitare degnamente!

Ci sono capolavori in avorio, in giada… insomma… gli occhi fanno fatica a scegliere dove posarsi.

Il tempo è purtroppo tiranno ed è ora di rientrare alla Nave.

Lasciamo il museo e saliamo sul pullman, e ci accorgiamo che ha piovuto, e a quanto pare anche in abbondanza.

Saliamo sulla Deliziosa e immediatamente saliamo al Ponte 9 per pranzare.

Davvero cotti (i dolori ai muscoli si fanno ancora sentire!), scendiamo in cabina, disfiamo gli zaini e ci concediamo un pisolino.

Alle 17:30 c’è la Santa Messa in Teatro, così mi preparo.

Il Teatro si riempie velocemente, e quando la funzione inizia mi trovo a pensare che per la prima vosta festeggio una Pasqua in terra straniera, insieme a stranieri, anche se il termine “straniero” comincia a starmi un po’ antipatico, perché lo sento legato a una connotazione con una sfumatura dispregiativa.

Ci vorrebbe una parola che esprimesse opportunità di crescita, conoscenza, cultura, esperienza.

L’Accademia della Crusca dovrebbe inventarne una, o promuovere un concorso per trovarla.

Questo viaggio mi sta regalando qualcosa che va ben oltre il vedere posti, assaggiare cibi e indossare abiti di altri paesi: mi sta facendo davvero capire che siamo davvero tutti uguali, tutte persone, tutti coi nostri affanni e i nostri sogni e tutte degne di rispetto e benevolenza.

Come vorrei che oggi la notizia del giorno fosse la Pace su tutta questa “palletta” sparata enl nulla cosmico!

Termina la funzione e rientro in cabina.

Trovo Stefano in piedi davanti all’oblò, la luce spenta e fuori un temporale degno del diluvio universale con tuoni e lampi di prim’ordine.

Mi affaccio e vedo la pilottina avvicinarsi alla Deliziosa per recuperare il pilota che ci ha portati fuori dal porto.

Lo scorgo, insieme ad un’altra persona, sulla pilottina che ora vira e ritorna verso Keelung, tra le raffiche di vento e la pioggia, mentre noi prendiamo il largo alla volta di Hong Kong che raggiungeremo dopodomani.

Ci prepariamo per la cena e come dessert, non solo ci viene offerta una deliziosa colomba con pezzi di cioccolato, ma addirittura, al Ponte 9, viene allestito un Buffet di proporzioni memorabili con ogni ben di dio… ma noi abbiamo deciso di fare i bravi, quindi saliamo al Ponte 10 e ci limitiamo ad ammirare con gli occhi tutti i capolavori che gli chef di bordo hanno preparato per noi (anche perché c’è in giro Paolo… e farsi beccare con un dolce in bocca – stile Fantozzi – non sarebbe appropriato!).

Dopo aver salutato Fulvia, Carlo e altri amici vari, scendiamo in cabina e ci affidiamo a Morfeo.

Caro mio, adesso pensaci tu, per noi la giornata finisce qui!

Buona notte 😊 e Buona Pasqua a tutti!!!

One Comment

  1. Ti voglio bene e ci manchi. Buona Pasqua a Te e Stefano❤️❤️❤️💐🤗

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