La sveglia suona alle 6:30, ma dalle sei sono già sveglia.
Mi godo una doccia sperando che porti via questo velo che da qualche giorno mi annebbia un po’ i pensieri…
Mi ripeto che passerà, ma che devo metterci del mio…
Quindi indosso un sorriso e mi preparo: abbiamo la riunione alle 8:30 al Grand Bar col gruppo per uscire in escursione.
Salgo a fare colazione e porto un caffè a Stefano che sta finendo di prepararsi ma il mio umore, nonostante l’impegno, è decisamente sotto soglia…
Oggi proprio non sono in vena: resto in nave, è meglio…
Accompagno Stefano al Grand Bar e saluto Fulvia, e gli altri che scenderanno in escursione. Carlo resterà in nave, magari lo incontrerò più tardi.
Velocemente rientro in cabina.
Sento la nuvoletta grigia pervadere i pensieri, ma non ho intenzione di cedere al pensieri pessimistici, così salgo al Ponte 3 sul lato sinistro della nave, da cui si vede la banchina e le scalette pronte ad essere percorse dai passeggeri in discesa per le escursioni.
Ecco Stefano e gli altri avviarsi al Pullman 54.
Partenza da Phu My, destinazione Oh Chi Minh, altrimenti detta Saigon.
Scatto qualche foto e quando loro partono salgo ad ammirare il panorama dall’alto del Ponte 11.
Dal lato opposto alla banchina, c’è un paesaggio naturale che mi infonde serenità: la Deliziosa ha risalito il fiume Thi Vai che scorre tra la chiglia e l’argine opposto, coperto di vegetazione fitta e lussureggiante che si estende a vista d’occhio.
Mi perdo qualche minuto osservando le nubi bianche nel cielo azzurro terso, mentre si specchiano nell’acqua che corre veloce verso l’oceano.
Mentre sono persa nei miei pensieri Stefano ascolta la loro Guida Danh, che da alcune informazioni sulla loro destinazione: Ho Chi Minh che dista a circa un’ora da Phu My.
Mentre il pullman viaggia sull’asfalto, nei campi a fianco la strada, vicino ai corsi d’acqua ci sono molte risaie e moltissimi piccoli negozi: i vietnamiti sono commercianti molto attivi.
Il pullman fa un veloce stop in un capannone enorme, che è un po’ come un Autogrill delle nostre autostrade: toilet e supermercatini con mercanzia varia (pesce essicato, ecc).
Riprendono il viaggio e le risaie nei campi sono un paesaggio ricorrente.
Ecco il Fiume Saigon!
Originariamente la città di Oh Chi Minh si chiamava Sai Gon.
Il Vietanm era sotto il dominio francese, ma l’avvento della Guerra Mondiale, costrinse i francesi a dedicarsi allo sforzo bellico in Europa.
Fu così che Ho Chi Minh, il capo di stato del nord del Vietnam, tentò di affermare l’indipendenza unendo tutto il paese.
Indipendenza che fu sì ottenuta, ma che, come previsto dal trattato di Ginevra, vedeva il paese diviso per un anno tra Nord e Sud. Poi ci sarebbero state delle elezioni nel Sud, che nel frattempo era passato sotto gli Stati Uniti.
Le elezioni non ci furono mai, perché gli americani temevano una vittoria del partito comunista che era presente nel Nord del paese.
Ho Chi Minh, che tutto aveva in mente fuorché desistere dal suo intento indipendentista, iniziò ad infiltrare persone a Sud.
Scoperto dagli americani, fu minacciato di sospendere l’impresa.
Nel frattempo l’omicidio di Kennedy spariglia le carte e quando lo sostituisce Johnson, gli USA bombardano il confine tra Nord e Sud per cento chilometri con bombe al napalm per dare un segnare inquivocabile: il confine resta!
Ma i vietnamiti del Nord non si lasciano intimorire: costruiscono gallerie sotteranee o passano dalla Cambogia, ma continuano ad entrare nel Sud del paese.
Nel frattempo negli USA si tengono le elezioni e vince Nixon, il cui intento nei confronti del Vietnam sarà semplice: annientare il Nord.
Dopo anni di conflitto con enormi perdite di vite umane, gli USA perdono.
La fine della guerra sarà ufficializzata con l’abbattimento del cancello del Palazzo dell’Indipendenza, oggi meta turistica che è restato invariato dal 1975.
Dopo la vittoria della guerra, il Vietnam del Nord decide di cambiare il nome alla città di Sai Gon, attribuendole il nome di colui che tanto volle e infine ottenne l’unità e l’indipendenza del paese: Ho Chi Minh.
Se vi chiedete se i Vietnamiti di oggi siano contenti unificazione la risposta è sì.
Se vi chiedete che governo ci sia oggi in Vietnam, Wikipedia vi risponderà: Repubblica, Stato unitario, Stato comunista, Stato socialista, Monopartitismo.
Negli anni ’80, con la crisi dell’URSS e la discesa del comunismo, il Vietnam ha iniziato ad aprirsi al capitalismo.
Se prima non era ammesso avere una propria attività lavorativa privata, oggi i vietnamiti sono quasi tutti piccoli imprenditori.
Formalmente il paese è ancora comunista, ma nella pratica è decisamente capitalista.
Anche il rapporto con USA negli anni è cambiato: ora sono molto legati da reciproco rispetto.
Danh spiega che i vietnamiti hanno perdonato.
Mentre il pullman inizia a raggiungere la periferia di Oh Chi Minh, Danh spiega che in Vietnam avere il motorino è il minimo sindacale: ogni persona ne ha uno!
L’auto invece è un lusso e chi la possiede è come se affermasse il proprio stato sociale.
Con una battura Danh riassume il concetto: “Le ragazze guardano chi ha il motorino più bello, chi non ha il motorino…non vuole la ragazza!”
Mentre Stefano e il gruppo escursione entra nel primo hinterland della città, costituito da casette nuove, quartieri in costruzione, in stile moderno, io incontro Carlo a poppa al Ponte 9 e dopo aver fatto due parole, entro a prendermi una caffè.
Nel frattempo, sul pullman che è sempre più vicino ad Ho cHi Minh, Danh spiega agli escursionisti che l’attuale governo regala del terreno alle giovani coppie, e per questo motivo ogni tanto, in mezzo ai campi, vicino alle strade, si trovano edifici sviluppati in verticale su appezzamenti di terra ridotti.
Ecco che iniziano a comparire i primi grattacieli.
Nel 2022 la popolazione del Vietnam contava poco più di novantotto milioni di abitanti, di cui circa nove milioni ad Ho Chi Minh.
Entrati in città e percorsa qualche via, nel Parco di fronte al Palazzo dell’Indipendenza, si vedono moltissimi ragazzi seduti nei vialetti: oggi è un giorno di festa e si godono un po’ di relax.
Inizia la visita al Palazzo dell’Indipendenza che è ancora come nel 1975.
Le sale sono sobrie e senza troppe decorazioni, anzi, piuttosto spoglie, essenziali, in tipico stile comunista.
Visitano la Sala del Consiglio di sicurezza nazionale, l’Ufficio del Presidente, il Salone dei ricevimenti, varie sale dove varie autorità ricevevano i loro ospiti, l’appartamento del Presidente
e gli appartamenti privati che si sviluppano intorno ad un cortile interno a cielo aperto.
C’è persino un Cinema e una sala dedicata al tempo libero.
Sul tetto è presente un elicottero e dei segni rossi: quei segni individuano i punti dove sono cadute le bombe sganciate da un americano spia del Nord, quando gli americani stavano nel palazzo.
Riprende il tour e il pullman percorre le vie della città fino ad arrivare al Mercato centrale di Saigon, dove c’è un tripudio di manufatti esposti in corridoi strettissimi su centinaia di piccoli banchi. C’è anche una zona dedicata al cibo, dove ci si può accomodare agli stand per assaporare qualche prodotto locale tipico.
La città è pulita ed è sempre presente molto verde.
Ci sono moltissimi motorini, e nonostante la temperatura sia molto elevata ,le persone girano coperte: maglie dalle maniche lunghe, alcuni addirittura indossano guanti.
Danh spiega che in Vietnam (come del resto an che in altre parti dell’Asia) tutti temono il sole, soprattutto donne, e questo, oltre che per un discorso di salute legato ai tumori della pelle, è anche frutto dell’idea che chi è abbronzato lavora i campi, ed è quindi di appartenente ad una classe sociale inferiore.
Ecco che il pullman percorre la parte coloniale della città, sfilando accanto al Teatro, alla Fontana col Fiore di Loto, al Municipio e alla Chiesa cristiana in mattoni, che da quindici anni è oggetto di un restauro costato finora decine di milioni di dollari!
Arrivano al Museo della Guerra.
Il primo nome del Museo fu “Museo dei crimini americani”, poi mutato in “Museo dei crimini di guerra” ed infine in “Museo della guerra” a conferma della distensione dei rapporti con gli stati Uniti.
Spiega Danh che in Vietnam ogni città deve avere un museo della guerra per fare memoria della propria storia e che i ragazzi sono obbligati a visitarlo.
Nei giorni di festa, come oggi, si vedono i musei pieni di scolaresche per adempiere all’obbligo di visita.
Il Museo della Guerra attira anche moltissimi turisti americani, che vogliono conoscere “l’altro alto della medaglia”.
All’interno del Museo sono presenti moltissime fotografie suddivise in sezioni, alcune delle quali tanto impressionanti da essere sconsigliate ai deboli di stomaco ed alle persone facilmente impressionabili.
All’esterno dell’edificio sono esposti i mezzi militari, mentre in una sezione sono esposte le cartine geografiche con l’indicazione dei siti dove vennero sganciate le bombe.
Durante la Guerra del Vietnam, ne fu sganciato un numero pari al triplo di quelle utilizzate nella Seconda Guerra Mondiale.
Il pullman prosegue il suo percorso alla scoperta di Ho chi Minh facendo tappa in una fabbrica di lacca, dove degli artigiani ricavano, sul legno, con madreperla, colori e gusci d’uovo delle vere e proprie opere d’arte.
Pietre, mobili di vario genere, dipinti fanno bella mostra dell’abilità, della creatività e della precisione di questi artisti!
Il pullman conduce il gruppo a Chinatown, dove ogni via è dedicata a un articolo particolare: una via per l’abbigliamento, una per le calzature, una per le borse, l’informatica ecc.
Qui la medicina tradizionale cinese è molto diffusa e ne sono testimonianza le molte attività presenti.
Risaliti sul pullman, Danh spiega che da tanti anni i cinesi sono presenti in Vietnam, e che dal 1975, con l’instaurazione del regime comunista i cinesi non potevano commerciare e questo ha frenato molto la loro espansione. L’apertura al capitalismo, ha coinciso con una ripresa delle attività commerciali cinesi.
Il gruppo visita ora il Tempio buddhista Hoi Quan Tue Than, Ba Thien Hau Temple (tempio dea del mare) che riprende gli stessi colori, disposizioni e caratteristiche dei templi buddhisti visti finora nel nostro viaggio.
Al rientro, mente guardano fuori dal finestrino, gli sguardi degli escursionisti vengono catturati da una moltitudine di colorati e multiformi aquiloni che si librano nel cielo sopra la città, come se li stesse salutando.
Un veloce giro panoramico di Phu My conduce il pullman al porto e i passeggeri risalgono a bordo, mentre io raggiungo Stefano, con il quale saliamo al Ponte 9 per il pranzo.
Tra un boccone e l’altro mi racconta della sua escursione e mi dispiace davvero non avervi partecipato, ma avevo bisogno di un po’ di “solitudine” e di approfittare della vasca idromassaggio!
Niente come l’acqua mi rimette in sesto!
Dopo pranzo rientriamo in cabina e mi ricordo di dover chiedere una cosa in Reception, salgo al volo e quando torno trovo sul letto un regalo: un abito blu ricamato con bellissimi fiori oro, col suo pantalone e le sue scarpette coordinate!
Non me l’aspettavo…
Mi piace da matti! Grazie Stefy!
Trascorriamo il pomeriggio in cabina, riposando e sistemando alcune delle centinaia di foto che abbiamo scattato negli ultimi giorni.
Arriva presto il tramonto sul fiume e con esso l’ora di cena.
Saliamo al ristorante, ceniamo, passeggiata, tisanina e nanne.
Domani è un altro giorno!