44. Pitcairn Island

Nonostante l’ora in più di sonno, visto che abbiamo tirato indietro l’ora anche stanotte, ci svegliamo verso le 8:00.

Oggi è una giornata speciale: arriveremo a Pitcairn Island, l’Isola degli Ammutinati del Bounty.

L’ammutinamento avvenne il 28/04/1798, quando otto mariani del Bounty, nave mercantile  della marina battente bandiera britannica, seguirono Fletcher Christian ribellandosi a William Bligh, giovane ufficiale al suo primo comando.

Il compito del Bounty, era prelevare alcuni esemplari della pianta del pane da Tahiti per portarli ai Caraibi, ma il viaggio per Tahiti si protrasse per un anno, ben oltre il tempo previsto. Il Bounty fu così costretto a sostare nell’isola tropicale, per cinque mesi, in attesa della nuova maturazione degli alberi del pane.

In quei mesi i marinai iniziarono a famigliarizzare con i tahitiani, e soprattutto con le tahitiane, come documentò il medico di bordo del Bounty nel suo diario, riportando la proliferazione tra i marinai di malattie veneree.

Cosa accadde veramente e quali furono le vere ragioni, non è dato saperlo, quel che è certo è che quando la nave riprese il mare, per portare a termine il suo compito, il capitano Bligh insieme ad altri sedici marinai, fu abbandonato su una scialuppa di 7 metri, mentre Christian e otto altri marinai si ammutinarono e presero il Bounty.

Passarono mesi, e Bligh con alcuni marinai sopravvissuti riuscì a raggiungere Timor e da lì l’Inghilterra.

E quando vi giunse denunciò gli ammutinati, che nel frattempo erano tornati a Tahiti.

Giunta loro la notizia della denuncia, per paura di essere trovati, gli ammutinati guidati da Fletcher, insieme a sei uomini tahitiani e diciotto donne e un bambino, si trasferirono, dopo varie vicissitudini, su un’isoletta sperduta nel Pacifico, lontana dalle rotte commerciali: Pitcairn.

Appena vi giunsero, gli ammutinati e i tahitiani, affondarono la nave dopo averla data alle fiamme, per poter nascondere meglio la loro presenza sull’isola (il relitto giace ora nella cosiddetta Bounty Bay).

Una piccola isola, per quanto ricca di cibo e acqua dolce, non impedì la nascita di malcontenti che si trasformarono in ribellioni, che degenerarono in violenze e molti omicidi. Ma questo non impedì alla popolazione di crescere in numero. Le molte relazioni tra tahitiani e marinai inglesi fecero nascere così tanti bambini che la popolazione dell’isola arrivò a contare decine di bambini… otto donne e un solo uomo: John Adams, il quale iniziò ad istruire i bambini dell’isola alla religione protestante, con l’aiuto della Bibbia che era sul Bounty prima che fosse affondato.

Nel 1808, dieci anni dopo l’ammutinamento, una nave americana giunse sull’isola e la notizia del Bounty iniziò ad essere conosciuta e discussa in tutto il mondo.

L’opera di istruzione/conversione di Adams divenne un fulgido esempio di puritanesimo inglese il che gli fece guadagnare il perdono della marina militare inglese.

Adams morì nel 1825.

Nel 1826, l’isola di Pitcairn era abitata da 194 persone, tutte dirette discendenti di Fletcher Christian, di John Adams e degli altri sette ammutinati.

Erano dunque inglesi, e questo costrinse la corona inglese ad occuparsi di loro, trasferendo la popolazione, che oramai era troppo numerosa per un’isoletta di soli quattro chilometri quadrati, su un’isola…vicina…: Norfolk, distante seimila chilometri da Pitcairn, a est dell’Australia e a nord della Nuova Zelanda, che coi suoi trentadue chilometri quadrati offriva di certo più spazio.

Oggi a Pitcairn vivono circa cinquanta persone, di nove famiglie diverse, ma tutti discendenti degli ammutinati del Bounty.

Pitcairn è ancora territorio britannico, Norfolk appartiene invece all’Australia e metà dei suoi attuali 1.800 abitanti è discendente degli ammutinati, tanto che coloro che di cognome fanno “Christian” o “Adams”, essendo così numerosi, si identificano per soprannome.

Sono quasi le 11 del mattino, quando arriviamo a Pitcairn e,, con una imbarcazione alcuni abitanti salgono a bordo della Deliziosa, portando con sé prodotti artigianali che rivenderanno in un mercatino allestito ad hoc sui Ponti 9 e 10.

Sono circa una trentina di persone, alcune molto giovani.

Rifletto su cosa significhi vivere su un’isola letteralmente sperduta nel Pacifico, oggi, e mi chiedo se sarei in grado di resistere… e la risposta è no!

I bisogni essenziali che ci guidano, credo siano i medesimi, ma credo anche che oggi rinunciare alle “comodità” e alla “sicurezza” della mia Italia mi sarebbe impossibile.

Mentre i discendenti degli ammutinati del Bounty allestiscono il mercatino e i passeggeri acquistano i prodotti, la Deliziosa circumnaviga l’isola mentre dall’interfono vengono divulgate notizie storiche sulla vicenda che ha reso immortale Pitcairn Island e gli Ammutinati del Bounty.

Con Stefano usciamo sul Ponte 10 per ammirare l’isola che è davvero stupenda!

Tra uno scatto e l’altro, riconosciamo un passeggero decisamente degno di nota: Italo Novecento.

Novecento non è un soprannome: è il nome che Italo ha scelto per sé nel 2015.

Stava percorrendo il Giro del mondo sulla Costa Deliziosa, quando ebbe un infarto a Valparaìso. Fu trasferito d’urgenza a terra e operato immediatamente.

Dopo la degenza di un paio di settimane, i medici gli dissero che poteva rientrare a casa, ma il suo desiderio di ritornare a bordo e concludere il Giro del Mondo era tale che decise di risalire sulla Deliziosa quando arrivò a Sydney.

L’allora Comandante fu così impressionato dal suo attaccamento, da chiamarlo in plancia di comando e offrirgli una torta, con la scritta “Bentornato Novecento”, ricordando il meraviglioso capolavoro di Baricco e il suo protagonista che scelse di non scendere mai dalla sua nave.

Italo, “rinato” dopo un infarto, decise di chiedere alla Prefettura il cambio del nome, integrando “Novecento” a tutti gli effetti nel 2023.

Da allora Novecento ha vissuto centinaia di giorni in nave.

A novembre di quest’anno, durante una crociera celebrativa in occasione del primo anniversario del suo battesimo, festeggerà proprio il 900esimo giorno di mare: una singolare coincidenza!

Alle 14:00 Stefano ha appuntamento alla SPA per sistemare il taglio di capelli: tornerà in cabina con un taglio spettacolare (coi capelli più corti! …mi ha detto Stefano di scrivere così…!!!!).

Il taglio dei capelli, come ad un Sansone moderno, ha indebolito Stefano che necessita di un reintegro consistente di sostanze nutritive: insomma… s’è fatto una merenda coi controfiocchi!

Dopo la merenda, ho il mio personalissimo Battesimo del Burraco, con i veterani del gioco: i Genovesi capitanati da Giovanna… la Super Master del Burraco!

Ci impossessiamo di tre tavoli al Ponte 9, siamo in dodici, tre gruppi, sei squadre!

Dopo un paio di ore di gioco serrato, seppur con uno scarto minimo, io e Carlo veniamo battuti da Paola e Luigi.

Ma abbiamo venduta cara la pelle!

Non pensavo mi sarebbe piaciuto giocare a Burraco! Certo, devo ancora imparare bene le regole e soprattutto le strategie, ma dicono che la pratica aiuti!

È ora di scendere a prepararsi per lo spettacolo di stasera e la cena!

Al Teatro Duse, un bravissimo quanto emozionatissimo Simon, offre un tributo ad un colosso della musica mondiale: Sir Elthon John!

Simon ha una voce stupenda: calda e avvolgente e riesce a trasmettere la bellezza dei brani di Elthon, seppur tradendo tutta l’emozione della sua prima volta sul palco del Teatro. Ma nonostante la tensione, gli chiederemo tutti di esibirsi in un “bis”.

Dopo la cena, in compagnia di Fulvia e Carlo, facciamo un salto al Grand Bar, tutto allestito per la serata piratesca!

In tema con i mari del Pacifico, gli ammutinamenti e il resto, questa sera ci sono pirati ovunque!

Per non incorrere in disavventure, io e Stefano salutiamo i nostri amici, e dopo la consueta tappa per la tisana, ci infiliamo sotto le coperte: è l’ora della nanna!