Il cambio dell’ora ci ha permesso di riposare un pochino di più!
E dopo una sana colazione, scendiamo al Grand Bar per scrivere un po’, fino alle 11:00, quando filo dritta in Teatro Duse per la seconda parte della conferenza culturale sul Giappone.
Alessandra Falcolini, sempre sul pezzo!, ci introduce Kyoto e l’isola di Honsu, parlando della storia del Giappone, e di come, nel 784, allo scopo di sottrarsi all’influenza buddhista, l’imperatore Kanmu (736-805) decise di trasferire la capitale da Heijo-kyo, l’attuale Nara, a Nagaoka-kyo, nuova città costruita sul modello di Chang’an, allora capitale della Cina, che si trovava sotto la dinastia Tang.
Iniziò così il cosiddetto Periodo Heian, un periodo estremamente creativo, dove il bello e l’effimero erano fondamentali.
Tutto il movimento culturale aveva il suo fulcro nella corte dell’imperatore, e la peggiore condanna che si poteva subire era essere estromessi dalla vita della città, venendone banditi.
In questo periodo nasce l’arte floreale dell’ikebana, i fiori viventi, come rappresentazione del concetto buddhista di armonia tra il cielo, la terra e l’uomo.
Il triangolo è la figura geometrica ispiratrice, dove il vertice del lato più lungo, posto in verticale, rappresenta il cielo, la base del triangolo la terra e il terzo elemento è l’uomo, in diagonale equidistante dal cielo e dalla terra.
L’abito tradizionale a 12 strati, chiamato junihitoe per le donne di alto rango, arriva a pesare fino a 20 chili. Per gli uomini, l’abito è il sokutai.
Oggi solamente la famiglia imperiale indossa questi magnifici abiti, durante cerimonie particolari.
Il kimono è considerato l’abito tradizionale giapponese per antonomasia ed è confezionato con un broccato di 35 cm, lungo 11,5 metri.
I rettangoli con cui è costruito l’abito, vengono modellati sulla figura grazie all’obi, la fascia che viene posta in vita.
I taibi (i tipici calzini) e i geta (i sandali) completano l’abbigliamento femminile.
La bellezza degli abiti viene corredata anche dalla bellezza degli accessori, che diventano un simbolo di potere se pensiamo alla katana, la lunga spada dei samurai, che alla fine del dodicesimo secolo condizionarono la cultura giapponese, prevalendo sul potere dell’imperatore che via via perdeva la propria autorità.
I samurai seguivano la via del guerriero, il bushido, basato sui forti valori dell’onore, della fedeltà e della lealtà, del dovere e del sacrificio.
Di loro ricordiamo il seppuku, il suicidio rituale, compiuto per onore con l’estremo sacrificio.
I kamikaze giapponesi della guerra mondiale ne sono i successori, rimpiazzati ai giorni nostri dai lavoratori dipendenti, totalmente votati al loro lavoro, tanto da influenzare vari aspetti della società: l’invenzione nel 1979 dei “capsule hotel”, nei quali, delle piccole celle orizzontali, nello spazio di un giaciglio, offrono un po’ di riposo agli instancabili lavoratori che fanno le ore piccole negli uffici.
In Giappone, il valore di una persona non viene misurato con le ricchezze che possiede, ma in base alla posizione, al ruolo che occupa nella società.
E ciò che conta è l’essere shokunin cioè un artigiano e un artista, così abile in ciò che fa e dallo spirito così straordinario da essere anche un maestro: insomma, tendere al meglio.
L’impegno nel proprio lavoro e il senso di appartenenza, sono caratteristiche tipiche dei sararīman (i salaryman, cioè i lavoratori dipendenti), i quali godono di rispetto per la stabilità che riescono ad offrire.
Una vita dedicata all’azienda, cui sono estremamente leali e devoti, al punto da dormire meno di sei ore a notte e dedicare il resto al lavoro, a costo del karoshi!
Il karoshi è la morte per il troppo lavoro, che comprende sia le morti per infarto, ictus, ecc. come i suicidi che si stima essere molto elevati in Giappone tra i 22 e i 44 anni.
Molti sono i movimenti nati negli ultimi anni contro il karoshi, che cercano di interrompere quella concezione di dinamica lavorativa a scapito del benessere individuale.
La fugacità della vita, per i samurai, diventa un concetto estremamente familiare, e ripreso nelle teorie dello zen, che eleva i concetti di esercizio pratico, disciplina, rispetto della gerarchia, rifuggendo la scrittura, le cose superflue.
Il giardino secco, detto karesansui, erroneamente defini to giardino zen, è un giardino senza acqua, che viene però rappresentata dalle onde disegnate sulla sabbia.
Nel periodo Heian, nasce la cerimonia del tè, con la costruzione delle chashitsu, le case del tè, dove la bevanda viene preparata con l’acqua calda, usando cha-no-you, il rituale di meditazione lavorativa.
L’ospitalità e i suoi riti prendono sempre più piede e così nasce anche il concetto di gen no rikyu, secondo il quale è necessario fare tesoro di ogni incontro, poiché se anche si ripetesse, non sarà mai come il primo, e diventando così unico e prezioso.
Per enfatizzare il senso di rispetto e di uguaglianza, nella cerimonia del tè, gli ingressi vengono abbassati, costringendo tutti i visitatori ad un inchino.
Nella cerimonia del tè, ogni singolo gesto è precisamente codificato, tanto che per eseguire correttamente il rituale occorrono più di dieci anni di studio.
Basti pensare alla posizione in cui ci si siede, detta seize, che è la corretta postura, utile per la schiena e per favorire il fluire di tutte le energie.
Parlando di fugacità, le case, in Giappone, vengono ricostruite ogni 30 anni, ad eccezione dei grattacieli e di alcuni palazzi pubblici.
Il valore degli immobili cala più diventano vecchi, mentre sale il valore del terreno su cui vengono costruiti.
Alcuni edifici, come il santuario di Ise, un sito sacro allo shintoismo, viene sistematicamente abbattuto e ricostruito ogni 20 anni, mantenendo la tradizione dell’arte costruttiva e rinnovando l’edificio che sarà così eterno.
Lo stesso vale per il palazzo imperiale a Kyoto, che è stato ricostruito otto volte.
Nelle abitazioni, gli spazi sono piccoli, per questo si tende ad ottimizzare.
I pavimenti vengono resi morbidi con i tatami, che hanno misure standard e sono delle stuoie su cui si cammina scalzi, per non rovinarle.
Furono antesignani dei futon, materassi arrotolabili, introdotti a fine ‘800.
Il periodo più fiorente per i mercanti giapponesi, fu il periodo Edo (1603-1868), nel quale l’imperatore aveva portato nella corte le mogli e i figli edei suoi feudatari, costringendoli alla lealtà di cui necessitava per tenere unito il regno.
I commercianti, forti di questa dinamica sociale, aumentarono i loro profitti.
La bellezza della leggerezza, espressa nello stile di vita uriko (mondo fluttuante), fece prolificare le arti, e in quel periodo nascerà il teatro kabuky.
Prenderanno vita i quartieri di Edo e di Osaka, e nascerà la figura della geisha, artiste e intrattenitrici da non confondere con le prostitute.
Nasce l’arte uriko-e, che tenterà di dare una rappresentazione grafica al mondo fluttuante.
Le xyligrafie, antenate dei manga, nasceranno all’inizio del diciottesimo secolo, tra queste la “grande onda” di Kamagawa è la più nota.
Con l’arrivo di Perry e delle sue navi nere, si chiude il periodo sakoku ed inizia l’apertura del Giappone al mondo.
Gli schizzi di Hokurai diverranno famosi in una Europa che resterà affascinata dal Giappone, tanto che nel 1872 verrà coniato un nuovo termine: il japonisme.
Con la caduta dello shogunato Tukagawa, nel 1868, finirà l’isolazionismo e il feudalesimo e inizierà l’era Meji, il periodo illuminato.
Tutti i guerrieri al soldo dei feudatari che non trovano una ricollocazione nella società, inizieranno attività non troppo lecite, dando vita alle basi dell’odierna yacuza, la mafia giapponese.
La restaurazione del periodo meji, porta una nuova costituzione, una nuova capitale a Edo, l’odierna Tokyo, che oggi conta sui suoi 2.194 chilometri quadrati, una popolazione in città di 13,5 milioni di persone, che diventano 38 milioni se si considera l’intera area metropolitana.
La Tokyo di oggi ha ristoranti, sale da gioco, treni proiettile che raggiungono i 350 km/h, e brulica di vita nei grattacieli e nelle vie che la compongono… vie che non hanno un nome.
Un civico viene identificato con il numero del distretto, quello dell’isolato e della casa, aggiungendo delle indicazioni di prossimità a luoghi di interesse (questo accade anche sui biglietti da visita!).
Nel corso della storia, il Giappone ha avuto un ruolo rilevante: all’inizio del XX secolo era la terza flotta più importante al mondo e la carenza di carbone e di petrolio, come l’assenza di metalli, lo portarono ad attuare molte conquiste nell’area del Pacifico, come la Corea, la Manciuria, la Cina settentrionale, le Filippine, l’Indonesia, la Birmania e diverse isole.
Il rapido sviluppo industriale che ne conseguì, ne aumentò il potere e l’influenza, ma al prezzo di molte sofferenze umane, frutto delle devastazioni, che portarono a non poche tensioni regionali.
L’ideologia imperialista giapponese, nel 1940 portò il Giappone a stringere con la Germani e l’Italia il Patto tripartito (l’Asse), che cessò di esistere con l’armistizio di Cassibile.
Con la firma del patto, il Giappone si inimicò gli Stati Uniti che imposero un embargo, rischiando di mettere in ginocchio l’intero paese.
Il Giappone rispose all’embargo il 7 dicembre del 1941, con l’attacco a Pearl Harbour, un attacco a sorpresa nel quale morirono oltre duemila soldati.
Roosvelt decise allora di entrare in guerra, e dal 1941 al 1945 si combattè la cosiddetta “Guerra del Pacifico” nella quale gli Stati Uniti si allearono con il Regno Unito contro il Giappone.
Nella Battaglia di Okinawa, ci furono centinaia di migliaia di soldati morti su entrambi i fronti, oltre alle popolazioni civili delle aree colpite.
Gli Stati Uniti utilizzarono tutta la loro potenza di fuoco, ricorrendo alle bombe al napalm, che devastarono totalmente gli edifici in legno: Tokyo e Kobe furono distrutte, ma il Giappone non mollava!
Il 6 agosto del 1945, su una ignara Hiroshima, fu sganciata “Little Boy”, la prima bomba nucleare, cui, tre giorni dopo seguì su Nagasaki “Fat Man” la seconda bomba.
La prima boma avrebbe dovuto colpire la città di Kitakyushu, ma quella mattina la nebbia ostruiva la visibilità e Enola Gay sganciò su Hyroshima. L’attacco a Kitakyushu fu rimandato con la seconda bomba, ma anche quel giorno al città fu graziata dalla fitta nebbia, a scapito di Nagasaki.
Le temperature generate dagli ordigni nucleari arrivarono a duemila gradi centigradi, polverizzando ogni essere animato. 80mila persone uccise. Altre 130mila morirono nei giorni successivi.
Oggi le città di Hyroshima e Nagasaki non sono più radioattive.
Il 27 maggio del 2016, il Presidente degli stati Uniti, Barak Obama, fece visita al Parco della Pace.
Sadako Sasaki aveva solo 2 anni quando furono sganciate le bombe.
Quel giorno si trovava in un parco a meno di due chilometri dal luogo dell’esplosione.
Apparentemente illesa, all’età di 11 anni sviluppò una grave leucemia.
Lei, ragazzina atletica e sportiva era costretta in un letto d’ospedale.
Il fratello, le raccontò di un’antica leggenda, secondo la quale se avesse costruito mille origami a forma di gru (simbolo di longevità e felicità), avrebbe potuto esprimere un desiderio: lui le regalò la prima.
Sadako iniziò così a piegare, con l’arte degli origami, fogli dando loro le sembianze della gru, per porre fine a tutte le sofferenze del mondo.
Sadako morì prima di completare la sua opera, che fu però terminata dai suoi amici, che pubblicarono una raccolta di lettere per raccogliere fondi e costruire il Monumento alla pace dei bambini, in memoria della loro amica e di tutti i bambini morti a Hyroshima a causa della bomba.
Nel 1958, fu collocata al Parco del Memoriale della Pace una statua raffigurante Sadako mentre tende una gru d’oro verso il cielo. Ai piedi della statua, una targa reca incisa la frase: «Questo è il tuo pianto. La nostra preghiera. Pace nel mondo».
Nel dopo guerra il settore manifatturiero giapponese subì una forte frenata.
Ma nel 1957, una radiolina tascabile, la TR-63 della SONY, piccola e tascabile, segnò l’inizio di una nuova era.
Negli anni ’70 e ’80 i piccoli elettrodomestici giapponesi invasero i mercati, come anche le automobili.
Nel 1987 il reddito procapite giapponese era il più alto al mondo e nel 1989 l’indice Nikkei era alle stelle.
Nel 1991 la bolla speculativa però scoppiò, e segnò la depressione nipponica a favore dell’ascesa di Corea e Cina.
La depressione in Giappone durò dal 1991 al 2003 e quel periodo fu ribattezzato “il decennio perduto”.
Il debito pubblico del Giappone è ora tra i più alti al mondo e sebbene il paese si stia impegnando nella ristrutturazione, la strada da percorrere è ancora molta.
Ci furono molti tentativi per risollevare l’economia, in particolare quelli messi in atto da Shinzo Abe, politico giapponese che fu assassinato nel 2022 durante un comizio elettorale nella città di Nara.
La depressione economica giapponese, coincise però con l’ascesa del paese nell’immaginario collettivo, soprattutto per via delle infinite creazioni prodotte: nel 1996 il Tamagochi, nel 1993 i Power Rangers, nel 1995 i Transformers, poi il Nintendo, Heidi (che non è tedesca ma giapponese!), i Pokemon, gli Anime, e come non citare Marie Kondo con il suo libro sul potere del riordino, o la macchina del karaoke, inventata da un musicista giapponese, Daisuke Inoue.
Ma ancora oggi i giapponesi ne sanno una più del diavolo: mai sentito parlare del woshuretto?
Ebbene, loro, maniaci dell’igiene personale, hanno inventato il connubio perfetto tra wc e bidet!
Per certi versi questo paese mi ricorda un po’ l’Italia, se non altro per inventiva e creatività, di certo dovremmo imparare da loro quanto a rispetto, disciplina ed educazione.
Dopo pranzo mi godo un po’ di relax in cabina, quando ricevo la telefonata di Paolo, il quale mi avvisa che per un imprevisto dobbiamo spostare la lezione in palestra: sarei bugiarda a dire che mi dispiace… stasera siamo ospiti a cena e almeno ho il tempo per prepararmi in tranquillità.
Così, con calma, mi godo una rilassante doccia e sempre con calma mi preparo per la cena.
Alle 20:40, al Ponte 2, davanti alla “Sfera” di Pomodoro, ci troviamo con le nostri ospiti, Federica e sua mamma Gabriella e saliamo con loro al Ponte 10 per la cena.
Non volevo presentarmi a mani vuote, ma l’opzione del cadeaux enologico è sfumata quando il maitre (cui ho chiesto di indagare sui gusti in fatto di vini) mi ha detto che bevono solo acqua, e idem l’opzione floreale, rimbalzata dalla Reception che in navigazione (hanno ragione anche loro!) faticano a trovare la materia prima!
Così mi sono data al “fai-da-te”, e visto che siamo nel paese dei fiori di loto, dove fanno magie con la carta, ho creato tre fiori che ho decorato con i colori che mi sono portata da casa (inseparabili!!!!).
Forse non è un regalo all’altezza, ma l’ho fatto con il cuore…
Il ristorante al Ponte 10 è esclusivo, riservato alle suite e a pochi eletti.
Il cibo è delizioso come all’Abatros e anche il personale è gentilissimo.
Riceviamo poi un omaggio da Rosario e Rosaria che ci fanno recapitare dei bicchieri di bollicine.
Un pensiero molto gradito, da persone cui mi sono tanto affezionata.
La cena prosegue tra chiacchiere e risate e la Signora Gabriella è davvero fantastica (Federica ha preso tanto dalla mamma).
Dopo cena ci divertiamo con una partita a Burraco con Rosario e Rosaria e concludiamo la serata, passata la mezzanotte da un pezzo, con un’eccellente camomilla al Ponte 9, prima di filare dritti dritti a nanna!
Luci spente, sogni accesi, a domani!