Anche questa mattina il ritrovo è fissato per le 8:30, al Grand Bar.
La sveglia suona alle 6:00, doccia, colazione e giro a poppa per verificare la temperatura esterna: piove!
Stiamo entrando nel porto di Busan e sfilano accanto alla Deliziosa, dei ponti e dei grattacieli.
Ritorno in cabina e con Stefano saliamo al Grand Bar, attendiamo di ricevere lo sticker del bus (il nostro sarà il numero 16) e quando abbiamo il nulla osta, ci dirigiamo all’uscita della nave per sbarcare.
Al terminal di Busan ci accolgono di simpatiche statue che sembrano degli omini della Lego, vestiti con gli abiti tradizionali.
Usciamo dal terminal e ci troviamo in un immenso parcheggio dove un arcobaleno di veicoli è in nostra attesa: gli autobus sono tutti di colori diversi: giallo, rosso blu, verde, il nostro sarà fucsia.
Una ragazza alta e spigliata ci chiede se il nostro numero è il 16 e, dopo la risposta affermativa, ci invita a salire: è Nana Lee (il cognome è importante!) e sarà la nostra guida per quest’oggi.
Il pullman è un tripudio di lucine, lucette, tende con raffinati disegni, copri poggiatesta con fiori, e tutto rigorosamente in fucsia, a parte le luci che sono multicolor.
Mentre partiamo e percorriamo le vie di Busan alla volta della nostra prima tappa, il Tempio buddhista Beomeosa, Nana ci fornisce dei supporti informativi che ci ha preparato visto che abbiamo poco tempo durante le tappe, che sono ben sette!
Lungo il tragitto Nana ci spiega un po’ di storia e tradizioni coreane, i conflitti e le invasioni, e lo fa usando anche l’ironia, lasciando trasparire un’intelligenza e un acume non comuni.
Ciò che colpisce di Busan sono indubbiamente i grattacieli: tanti e a gruppi tutti uguali, disposti in modo ordinatissimo.
Molto della cultura coreana mi ricorda il Giappone e, probabilmente, anche nelle prossime tappe qui in Oriente, troveremo anche parecchie somiglianze.
Ci stiamo avvicinando al Tempio e ce ne accorgiamo perché ai bordi della strada sono appese una miriade di lampade (oggi in plastica, un tempo erano in carta di riso) colorate.
Il pullman si ferma e dopo essere scesi inizia la “scalata” al Tempio: 108 scalini, a simboleggiare le sofferenze.
A fianco del percorso scorre un piccolo torrente tra una distesa di grandi massi.
Arriviamo ad un primo edificio e vi sono quattro statue di guardiani che incutono, in effetti, un po’ di timore.
Piove incessantemente ed è davvero un peccato perché con il sole avremmo potuto alzare lo sguardo per ammirare le decorazioni degli edifici del complesso sacro senza farci la doccia!
Finalmente siamo in cima e ci sono delle ‘cappelle’ di preghiera.
Per la prima volta vediamo dei monaci.
Qui a Beomeosa praticano una forma di buddismo chiamata Seon, (in Giappone nota come Zen) basata sulla meditazione. Sono inoltre noti per praticare il Sunmudo, una tecnica di arti marziali, di base una forma di meditazione dinamica utilizzata anche per combattere gli invasori.
È possibile soggiornare nel tempio di Beomeosa, come in altri templi in Corea, per sperimentare la vita monastica buddhista coreana.
l tempio di Beomeosa fu fondato nel 678 a.C. dal monaco buddista Ui Sang.
È situato sul monte Geumjeongsan, e l’attuale complesso del tempio è una ricostruzione datata 1613, a seguito della distruzione di quello originale nella guerra contro il Giappone di Imjin.
Il complesso è costituito da una pagoda, diversi padiglioni, tre porte ornate e 11 eremi.
I colori predominanti delle decorazioni sono il verde e l’azzurro.
Mentre cammino nei sentieri di questo Tempio, non posso non pensare a quanto sarebbe bello, utile e salutare, soggiornare qui per un po’… per ripulire l’anima, ricentrarsi e fare il pieno di consapevolezza ed energia!
Velocemente ritorniamo al pullman, percorrendo un sentiero senza scalini, laterale al complesso, fino al parcheggio.
Partiamo in direzione della seconda tappa: il Museo di Busan.
Nana ci avvisa che qui abbiamo a disposizione poco meno di quaranta minuti e che sarà impossibile riuscire a vedere tutto quello che ci sarebbe da vedere, ma che cercherà di darci più informazioni utili possibili mentre percorriamo velocemente il primo e il secondo piano.
Nell’ingresso del museo c’è un’immagine di un dragone, questo perché siamo nell’anno del drago.
Iniziamo una salita a chiocciola molto larga, dal primo al secondo piano ammirando le fotografie che sono appese alle pareti e ritraggono la gente della Corea nella sua quotidianità.
Inizia il percorso storico che Nana ci aiuta a ripercorrere velocemente.
Quello che è evidente sono gli scritti, tanti, tantissimi, con una grafia pressoché perfetta, uniforme e lineare, ordinatissima.
Nana ci fa presente che la scrittura è per loro un’arte e che sin da piccoli vengono istruiti nell’imparare a trovare l’adeguata concentrazione che richiede un gesto perfetto.
(… piccolo “puntino sulla ‘i’” per chi considera inutili gli esercizi di scrittura oggigiorno, che ‘tanto ci sono i computer’… evidentemente serve anche per allenare la mente!).ù
Nana è autentica e le sue espressioni e il suo entusiasmo esplode quando ci sono vetrine del museo con oggetti che trattano argomenti a lei cari.
Terminata la visita al Museo, ci rechiamo, sempre sotto l‘incessante pioggia, alla nostra terza tappa: il Mercato ittico di Jagalchi.
Le bancarelle sono piene di vasche che ospitano pesci di specie diverse, crostacei, molluschi… di tutto!
Non c’è puzza di pesce, ma un profumo che fa venire voglia di mettersi ai fornelli e prepararsi una zuppa di pesce o un fritto misto, un filetto, insomma, farsi una scorpacciata di tutto questo ben di dio!
Durante la nostra passeggiata verso la nostra quarta tappa, passiamo per la via dedicata al Busan International Film Festival, riconoscibilissima da degli archi in acciaio lungo tutta la strada.
Arriviamo in un palazzo nel pieno centro di Busan e saliamo al terzo piano per gustare un pranzo tipico coreano.
Quattro posti per ogni tavolo, al centro del quale è praticato un foro, dove verranno riposte delle braci roventi e sopra il quale c’è una cappa con un lungo braccio snodabile che aspira tutti i fumi prodotti dalla cottura.
Oggi cuciniamo noi: chissà come sarà il cibo coreano cucinato da italiani?
Spoiler: divino, e non tanto per i meriti degli italiani, quanto per le materie prime davvero ottime!
I tavoli sono già apparecchiati e imbanditi con verdure, carne, formaggio, pesce, funghi e salsine.
Dopo un’ora dedicata al cibo, e dopo aver gustato un tè coreano, siamo pronti (più o meno) per rimetterci sotto l’acqua in direzione della nostra quinta tappa: il vicino Mercato di Gukje.
Sembra di essere al Leroy Merlin: negozietti e bancarelle di utensili sono ovunque… l’ADORO!!!!
Dico a Stefano di scattare un po’ di foto: so che mio suocero apprezzerà!
Oltre a chiavi inglesi, trapani, lesti, viti, bulloni, rubinetteria, lampadine ecc. ci sono anche stoffe e pentole, stoviglie, pelletterie, ecc. insomma, un vero e proprio mercato!
Risaliamo mezzi zuppi sul pullman, i cui vetri non cessano di appannarsi.
Ci dirigiamo al Parco di Yongdusan, del quale vediamo poco o nulla perché piove all’inverosimile, e ci ripariamo in un Duty Free dove acquistiamo delle cosine carine da portarci a casa.
Usciti dal Duty Free, Stefano fa una corsa sfruttando un attimo di tregua dalla pioggia per fotografare almeno un paio di cose nel parco, tra cui dei ciliegi fioriti che sono davvero incantevoli.
Accidenti a quest’acqua!
Ci saremmo goduti una giornata ancor più spettacolare, ma, come dice l’adagio, chi si accontenta gode!
E allora godiamoci l’ultima tappa di questa escursione a Busan: il Gamcheon Culture Village.
Un tripudio di casette colorate arroccato sulle colline, accoglie il tema del Piccolo Principe e meravigliosi murales, grazie ai quali fu salvato dall’essere raso al suolo dal Governo, che lo reputava un posto “brutto”, di cui disfarsi.
Come spesso accade qui in Corea, un movimento spontaneo di artisti iniziò una sorta di contrattacco, rendendo questo posto unico a suon di arte!
E penso alla maglietta indossata da Carola e alla scritta che portava: The EARTH without ART is only EH!
Adesso siamo veramente bagnati fradici e dopo aver gironzolato qualche via e scattato delle foto, pur sapendo che ci stiamo perdendo tanto di questo villaggio, ritorniamo sul pullman, al riparo.
Rientriamo sulla nave e una doccia calda è proprio quello che ci vuole!
Saliamo a cena con Fulvia e Carlo e abbiamo ben due giorni di escursioni da raccontarci!
A fine cena Gaylord si intrattiene con noi per qualche minuto e ci racconta della sua Famiglia: la nostalgia deve farsi sentire parecchio… e appezzo ancora di più lui e tutti i membri dell’equipaggio, che con il loro duro lavoro e i loro sacrifici ci permettono di goderci questa esperienza unica, che senza di loro non sarebbe nemmeno immaginabile!
Con un “Grazie” grosso come un quartiere coreano, vado a nanna… domani finalmente navigazione… riuscirò a scrivere un po’!!!!
Buona notte!